E quanti altri disastri come quello accaduto alla Casa dei Gladiatori sono possibili in questa terra? È un tema che Il Mattino sta affrontando nell'inchiesta ieri dedicata all'Anfiteatro Flavio di Pozzuoli, oggi all'antica Liternum. E può essere utile - o forse solo scaramantico - farne l'elenco sognando che poi accorrano in soccorso dei nostri monumenti funzionari del Ministero per i Beni Culturali: gestori efficienti, pronti a sovvertire situazioni che spesso durano da più di trent' anni, e cioè da quel terremoto del 23 novembre de11980 di cui fra qualche giorno si celebra - si fa per dire - il trentennale. Una prima risposta, per niente ironica, è: non lo sappiamo. Pompei fa sempre notizia, e la perdita della casa dei Gladiatori è di una gravità proporzionale alla fama del luogo in cui essa sorgeva. Ma per il resto la Campania è un territorio abbandonato. Lo aveva già capito Giovanni Urbani, il grande Direttore dell'Istituto Centrale del Restauro, nel suo "Piano pilota perla conservazione programmata dei beni culturali in Umbria" del 1975, e che per lo scontro sulle strategie della tutela fu costretto a dimettersi nel 1983. Ci sono due semplici, notissimi modi per evitare crolli, abusi, saccheggi, distruzioni: catalogare e far manutenzione. Due prassi inscindibili l'una dall'altra, e che da tempo sono state abbandonate. Se non per quei pochi luoghi che in teoria sono ancora presidiati, non sappiamo più quali sono le situazioni a rischio perché sono troppe. L'annientamento di tutto ciò che in Italia è pubblico - in primis le Soprintendenze - è andato di pari passo con il prosciugarsi totale delle risorse destinate alla gestione ordinaria. Ormai molti uffici non sono più in grado di funzionare perché gli odiati statali, perditempo e inefficienti, vanno in pensione senza essere rimpiazzati. Non c'è ricambio di competenze; non ci sono tecnici che trasmettano a chi verrà dopo di loro le esperienze accumulate. Il progressivo trasferimento dei compiti di tutela dalle Soprintendenze alle Regioni ha di fatto azzerato la catalogazione, che è il solo modo di sentire il polso del territorio. Ed è facile immaginare di cosa abbia fatto - e soprattutto non fatto - la Regione Campania in questo settore, con legioni di archeologi e storici dell'arte senza lavoro, che in alcune Soprintendenze sono in fila per catalogare gratis, per fare esperienza in attesa di un lavoro che non arriverà mai. Perciò è altrettanto facile valutare i rischi che corrono luoghi archeologici insigni come l'antica Puteoli o Liternum. La prima massacrata da urbanizzazioni disastrose dopo il bradisismo e l'esodo dei napoletani dalla loro città, in cerca di alloggi più economici; la seconda, vicina a Giugliano, all'incrocio tra discariche e abusi di ogni tipo. La drammaticità della situazione dei monumenti della Campania è, come tanti altri aspetti del territorio della regione, un caso di proporzioni inimmaginabili solo per chi vada con l'auto blu a Pompei per constatare cosa è successo alla Casa dei Gladiatori, ma con gli occhi ben chiusi su tutto ciò che, per arrivarci, si vede dal finestrino. È sempre più chiaro: il tema della tutela dei Beni culturali non è tra le priorità politiche e sociali del nostro paese. Se la nostra classe politica rispecchia il suo elettorato - il che non consola - è particolarmente irritante ricordare che l'attuale ministro per i Beni culturali ha sostenuto in una miriade di inaugurazioni ed eventi pubblici, e per tutto il suo mandato, che la valorizzazione dei beni culturali è oggi prioritaria rispetto alla manutenzione e ai restauri (alla catalogazione mai un cenno; è un tema senza importanza). È coerente a questa concezione la nomina nel 2008 di Mario Resca a Direttore generale per la valorizzazione del Patrimonio culturale del Ministero. Resca è giunto a questo incarico nel 2008 dopo essere stato Presidente della McDonald's Italia. Col tempo, la valorizzazione pensata da Bondi si potrà fare con mostre in cui esporre le foto di ciò che non esiste più. Ma anche un Big Mac, benché ben fotografato, non è vendibile solo in immagine: deve fisicamente esistere per essere consumato.