La presidente di "Archeologia" riflette sul disastro della Domus dei gladiatori e sulle soluzioni per le aree archeologiche. Crollo annunciato con precise responsabilità, disastro imprevedibile dovuto alle piogge, o frutto di un'incuria protratta negli anni? Il crollo della Domus dei Gladiatori di Pompei da fatto di cronaca è assurto a caso politico, con accuse di incompetenza colposa da parte delle opposizioni e di sciacallaggio politico da quella del governo, mentre sono state messe sotto il microscopio le spese di gestione (folli, secondo il settimanale L'Espresso) e le segnalazioni inascoltate di problemi (ben 87 quelle dei custodi dell'area dal 22 ottobre scorso, secondo Panorama). Ne parliamo con Susanna Bianchi, archeologa e presidente di Archeologia, cooperativa che opera nell'ambito della ricerca, conservazione e valorizzazione dei beni culturali. Ma secondo lei la responsabilità di chi è? C' è una responsabilità politica del titolare del dicastero della Cultura, per le scelte fatte (commissariamenti) e per quelle non fatte (investimenti mancati nella manutenzione), accentuata dal fatto che i rischi che l'area di Pompei corre erano stati segnalati dalle autorità preposte alla tutela. Crolli come questi non avvengono all'improvviso, per quanto si manifestino così. In molti criticano Bondi per l'accaduto, invitandolo alle dimissioni. Ci vorrebbe un atto di responsabilità e coraggio da parte del Ministro perché comprendesse la gravità di quanto è successo e di quello che può succedere a causa di una politica dei beni culturali sbagliata, che lo portasse a rassegnare le dimissioni. Un gesto di civiltà politica che purtroppo nel nostro paese appare quasi inconcepibile. Ma la situazione a Pompei com'è? Estremamente critica, come quella di tanti siti archeologici e beni culturali. E ciò non è per caso, ma per la generale incuria del patrimonio. Mancanza di cura che è un' attività continuativa, fatta di molte cose (compresa la valorizzazione) e di continuità d'intervento. Mancanza di soldi quindi. La riduzione delle risorse sull'attività di ordinaria manutenzione mette a serio rischio i beni culturali, specie i resti archeologici che dalla continua manutenzione traggono un prioritario fattore di conservazione. Cadono inoltre sotto la scure dei tagli le attività di monitoraggio e la diagnostica periodica sullo stato di salute dei beni. L'area pompeiana è affidata a una Sovrintendenza autonoma, commiasariata due anni fa, che gestisce i finanziamenti e gli introiti. Pompei è al secondo posto nella Top 10 dei musei più visitati in Italia, nel 2009 con 2.070.745 visitatori, e introita oltre 16 milioni di euro da biglietteria. Proprio per questo è riprovevole il fatto che negli ultimi anni si siano avvicendati molti Soprintendenti, che quello attuale abbia un incarico ad interim e che accanto a lui si siano avvicendati commissari con poteri straordinari e in deroga rispetto alle ordinarie procedure, cosa che ha sollevato anche l'attenzione della Corte dei Conti. La Soprintendenza a Pompei impiega circa 180 persone. Non sono molte se consideriamo che è la più grande e la più visitata area archeologica del mondo. E' inoltre attivo il personale addetto ai cosiddetti servizi aggiuntivi, affidato con un bando ad un concessionario esterno. II direttore generale dei Beni culturali Mario Resca sollecita l'intervento dei privati nel sito. Che però preoccupa molti. Il ruolo dei privati nella gestione dei beni culturali è importante. Ma non può essere sostitutivo dello Stato. Andrebbe valorizzata la capacità di indirizzo e controllo del soggetto pubblico e la capacità operativa del privato selezionato sulla base delle competenze, esperienze e capacità. La strada non è la privatizzazione dei beni ma individuare una corretta distinzione di funzioni che potrà facilitare collaborazioni capaci di generare economicità da reinvestire. II sindaco di Pompei ha lanciato l'idea di un concorso ippico tra gli scavi. Se fosse compatibile con la tutela del patrimonio (e questo può dirlo la Soprintendenza) e se portasse l'attenzione del pubblico e risorse da impiegare per la tutela, tutto può andar bene. Sempre che abbia qualche attinenza con il luogo.