«Se il mondo vuole che sopravvivano nei secoli allora deve pagare» Conservare Pompei costa troppo per uno Stato solo, qualsiasi esso sia, l'unica soluzione è una gestione internazionale se il mondo vuole che sopravviva. Spezza quasi una lancia a difesa delle autorità italiane il "Daily Telegraph", in un editoriale firmato da Mary Beard sul disastro del crollo della Domus dei gladiatori. «Perché è crollata la Domus? - scrive il giornale - È troppo facile accusare la negligenza delle autorità italiane». Certo, spiega Beard, «soldi e organizzazione sono un fattore. Le rovine sono sempre disastrosamente costose. Abbandonate a se stesse, crolleranno sempre inevitabilmente. «Se la preservazione di Pompei è troppo per una nazione - commenta - è certamente troppo per una singola impresa privata». Dunque, conclude Mary Beard, «l'unica possibile soluzione a lungo termine per i più importanti siti patrimonio dell'umanità come questo, come Stonehenge, o Machu Picchu, dev'essere una sorta di amministrazione internazionale. Se il mondo vuole che Pompei sopravvive nel prossimo secolo, allora il mondo deve pagare, piuttosto che lasciare tutto al paese moderno in cui si ritrova oggi». Il settimanale Newsweek intanto, nell'ultimo numero dedica quattro pagine alle vicende italiane. E ripercorre le ultime vicende italiane, partendo dal crollo di Pompei: «il ministro in carica dei siti archeologici, quando gli hanno chiesto se si sarebbe dimesso, ha risposto che non era responsabile. È così che funziona il governo in Italia. Nessuna responsabilità. Nessuna vergogna. Nessuna attenzione a un paese che si sbriciola», e aggiunge «Per quasi vent'anni l'Italia praticamente non è cresciuta e nessuno accetta la colpa».