Intervista Stefano De Caro, direttore generale dei Beni archeologici del ministero: «Da Roma cattiva comunicazione» «Se 17 Soprintendenti hanno percepito la necessità di scrivere al ministro, evidentemente c'è stata una cattiva comunicazione. Si saranno sentiti toccati da qualche frase usata dal ministro». Stefano De Caro, ex soprintendente e direttore generale alle antichità del ministero agli ultimi giorni del suo incarico, è presente nel Comitato di saggi che il ministro ha istituito per Pompei e nel gruppo di studio per la Fondazione Pompei. Da quale frase, per esempio? «Magari questo insistere sulla loro incapacità a fare i manager. Le soprintendenze si reggono da decenni su questo, si saranno sentiti un po' svuotati. Bondi non voleva dire questo ma loro si sono sentiti sicuramente toccati. Sono dirigenti dello Stato e in quanto tali sono comunque dei manager, no? ». Le Soprintendenze, ha detto Bondi non sono capaci di spendere i soldi «Sarebbe interessante sapere chi ha avuti, poi, quei soldi tolti alle soprintendenze. E bisognerebbe spiegare perché non sono stati spesi e perché il commissario è invece riuscito a spenderli. Pompei, comunque, ha già avuto il city manager, una figura che poi è stata cancellata da una riforma. Si proceda per legge: si stabilisca come devono venire assunti questi manager, con quali compiti e con quali competenze, anche per evitare problemi con i soprintendenti. Quando c'era il city manager non si capiva chi dovesse fare la gestione Un «sindaco»? A Pompei c'era. Per il ritorno occorre una legge che definisca le competenze. Sì ai privati, ma sperimentando cosa. Ci vuole una riforma strutturale, così come si è fatto per altri settori dello Stato come la sanità. Comunque, dovrebbe trattarsi di manager speciali, con competenze particolari». Gestire monumenti non è la stessa cosa che gestire una catena della grande distribuzione «Se il metropolitan Museum deve gestire un importante segmento di ristorazione, va bene che il manager venga da quel settore. Le cose vanno decise caso per caso e volta per volta». Volta per volta si sta gestendo Pompei: la Popodopulos, che è reggente ad interim da ottobre, andrà via a dicembre, ci sarà un assetto definitivo? «Certamente: ci vuole un giorno per preparare il bando e 15 giorni per le domande». Nessun intralcio dalla crisi di governo? «Roma e Napoli sono siti importanti, potrebbero essere coinvolte in uno spoil system». Che ne pensa di una Fondazione per Pompei? «Io non credo che il modello della Soprintendenza speciale, che è stato sperimentato per troppo poco tempo, vada abbandonato. Anche perché la Soprintendenza è già un'azienda: ha un cda, un bilancio. Andrebbe studiato meglio e perfezionato, salvando quanto è vantaggioso e spingendo sulla aziendalizzazione. Potrebbero comunque entrarci i privati, già qualche anno fa erano state stipulate delle convenzioni con Confindustria. A Pompei Fiori ha potuto aprire le case restaurate che Guzzo non era riuscito ad aprire contrattando per la retribuzione dei custodi, perché un articolo impedisce espressamente ai soprintendenti di farlo: perché non modificare il regolamento in modo che questo sia possibile? È assurdo che per risolvere un problema amministrativo si debbano contemplare catastrofi: aprire una Domus o la sala di un museo non è una affatto una condizione di emergenza». Bondi dice che comunque i commissari hanno lavorato sempre in totale sintonia con i soprintendenti... «Bisognerebbe chiederlo a loro. lo sono stato soprintendente e so quanto si fatica a portare avanti la carretta con pochi soldi, capisco la loro reazione».