La replica: iniziativa gravissima. Tra i «ribelli» la Papadopolus alla guida del sito di Pompei. Gelmini contro il finiano Granata. Per giorni e giorni sono stati zitti e buoni. Nemmeno una parola quando li si è accusati di non aver fatto manutenzione per decenni, di aver speso male i fondi in bilancio o di non averli spesi affatto. Nessun commento anche quando gli si è detto che per salvare l'immenso patrimonio archeologico del nostro Paese bisognava affiancargli comitati di saggi e supermanager. Ieri, però, i soprintendenti sono sbottati: in 17 hanno firmato una lettera al ministro chiedendo di mettere fine alla cultura dell'emergenza e di concentrarsi sulla manutenzione ordinaria e straordinaria e accusandolo di aver fatto «della salvaguardia della cultura» un «concetto mediatico». Una lettera che Bondi ha dichiarato «gravissima». Alla fine, dunque, lo scontro diplomaticamente evitato fin dal giorno del crollo della Schola Armaturarum di Pompei si è consumato. E tutti insieme, i soprintendenti - sembrerebbe mancare solo Luigi Malnati, che dal 2 dicembre sostituirà Stefano De Caro alla direzione generale per le antichità - sono partiti all'attacco del ministro. Che davanti alla piramide di pietre di via dell'Abbondanza aveva subito ribadito di non avere responsabilità nel crollo mentre sottolineava la loro mancanza di competenze manageriali. I soprintendenti replicano sottolineando i «pesanti tagli che soprattutto a partire dalle leggi degli ultimi anni, hanno aggredito e ridotto un bilancio complessivo già inadeguato». Tagli «accompagnati da riduzioni del personale e blocco delle assunzioni, compresi i tecnici di alta qualificazione - fanno notare i 17 - nonché, dal contestuale appesantimento di normative e procedure di spesa». In calce alla lettera c'è anche la firma di Jeannette Padopoulos da un mese, e soltanto per un altro mese alla guida di Pompei, dopo un altro soprintendente ad interim succeduto al commissario governativo. Pompei, scrivono i soprintendenti, è il caso «emblematico» dove «l'incidenza dei tagli ha prodotto i suoi effetti» insieme alla decisione di commissariare il sito archeologico con «figure professionali diverse dai tecnici specializzati». I diciassette funzionari ammettono, certo, che nelle soprintendenze c'è un problema di spesa, che l'introduzione delle direzioni regionali non ha risolto. Ma criticano i commissariamenti, che «non comportano necessariamente un incremento della managerialità tanto più - precisano - se disgiunta dalla tecnicità». «È ora che la cultura dell'emergenza ceda il passo a quella della manutenzione, ordinaria e straordinaria, a cura delle strutture e degli staff tecnico-scientifici che quei monumenti, quei siti, quei musei conoscono e tutelano» concludono nella lettera, mentre chiedono un «miglioramento dell'attività di tutela nel suo complesso, che non esautori i dirigenti tecnici del Ministero, ma ne ascolti le difficoltà e le proposte». Per il ministro si tratta di una presa di posizione «gravissima». «In primo luogo perché - spiega Bondi - alimenta e cerca di accreditare la convinzione di una responsabilità politica nel cedimento di una ricostruzione in cemento armato a Pompei; in secondo luogo perché i fondi a Pompei ci sono sempre stati ed è mancata la capacità di spenderli in maniera adeguata; infine perché i commissari hanno sempre operato in totale sintonia con i soprintendenti». Fabio Granata (Fli) ha definito Bondi il «peggior ministro di sempre» che «solo la crisi di governo salverà dalla sfiducia individuale». Dal Pd, Giovanna Melandri si augura che «Bondi si dimetta» mentre il responsabile cultura Matteo Orfini applaude. Nel Pdl, a far quadrato in difesa del ministro Maria Stella Gelmini, Gaetano Quagliarella, Daniele Capezzone.
POMPEI - Tagli e poteri, i Soprintendenti sfidano Bondi. Lettera firmata da 17 dirigenti: Basta effetti mediatici.
I 17 soprintendenti della cultura hanno firmato una lettera al ministro della cultura, accusandolo di aver fatto della salvaguardia della cultura un concetto mediatico e di aver fatto della cultura un concetto mediatico. La lettera critica i commissariamenti e i tagli al bilancio, che hanno ridotto la manutenzione ordinaria e straordinaria. I soprintendenti chiedono di mettere fine alla cultura dell'emergenza e di concentrarsi sulla manutenzione. Il ministro, Fabio Bondi, ha definito la lettera gravissima e ha sottolineato la mancanza di competenze manageriali dei soprintendenti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo