Gentile Direttore, l'attacco di Tomaso Montanari alla Casa Buonarroti apparso il 10 novembre sul "Corriere Fiorentino" a proposito del prestito di un disegno di Michelangelo della nostra Collezione mi sembra francamente ingiustificato. Le scrivo anche a nome del Presidente della Fondazione Casa Buonarroti Eugenio Giani per chiarire la vicenda. Il disegno è stato prestato all'Istituto italiano di Cultura di Londra, ed è stato esposto per poche ore anche al World Travel Market in svolgimento in quella città. Secondo Montanari, si tratta di una operazione puramente commerciale, in quanto Michelangelo andrebbe a promuovere "il prodotto Roma": si accusa in pratica la nostra Fondazione di mercificare l'opera d'arte o addirittura, incredibilmente, di avallare strumentalizzazioni politiche. Montanari stesso riconosce, anche se di sfuggita, il lungo e importante rapporto della Casa Buonarroti con il Comune di Roma, che si svolge attraverso esposizioni passate, presenti e future in una delle istituzioni più importanti d'Italia, i Musei Capitolini. Tra il 2009 e il 2010, la mostra "Michelangelo architetto a Roma", su progetto scientifico di chi Le scrive, che si fondava su disegni di Michelangelo di nostra proprietà è stata apprezzatissima, e a lungo la più visitata d'Italia; e in questi giorni è in corso con grande successo l'esposizione, sempre ai Musei Capitolini, de "I due lottatori", bozzetto-capolavoro di Michelangelo, in un percorso di collaborazione che andrà avanti nei prossimi anni. In un periodo in cui si è troppo spesso costretti a percorrere da soli un difficile sentiero, questa collaborazione è positiva e del tutto gratificante. Il prestito a Londra non è altro che un momento di questo programma, e non si propone altri fini se non quello di concentrare l'attenzione di vasti pubblici sulle prossime iniziative espositive che si svolgeranno ai Musei Capitolini e che avranno come base disegni di Michelangelo provenienti dalla Collezione della Casa Buonarroti. Come dire: Michelangelo promuove Michelangelo. davvero scorretto prendere a pretesto una frase del vicesindaco di Roma sul turismo a Roma per demolire una proposta culturale che ha solide fondamenta scientifiche. Quando parla sprezzantemente di "prodotto Roma", forse Montanari non valuta i contenuti positivi di promozione culturale che la sua stessa definizione suggerisce. Uno di questi esiti sarà una grande mostra, che si aprirà a fine 2011 ai Musei Capitolini, dove per la prima volta si metteranno a confronto capolavori grafici di Michelangelo e di Leonardo, con una collaborazione tra la Biblioteca Ambrosiana di Milano e la Casa Buonarroti che costituisce già di per sé un vero e proprio evento. Appare dunque davvero singolare e inaccettabile da parte nostra vedere citato il prestito di un'opera che si colloca nell'ambito della partnership appena illustrata come esempio emblematico di asservimento dell'arte all'industria di un vano intrattenimento. Pina Ragionieri Direttrice della Fondazione Casa Buonarroti ---------------------------------------------------------- Non riesco francamente a intravvedere le "solide fondamenta scientifiche" dell'esibizione di una singola opera d'arte. Si tratta di una degenerazione estrema della mostra blockbuster: rinunciando a ricostruire un contesto figurativo e rivolgendosi solo ai dieci artisti noti anche agli analfabeti, l'esposizione del trofeo isolato confessa di rinunciare anche ad ogni legittimazione culturale. La matrice di questo tipo di 'eventi' va invece cercata nell'ambito del sacro: nell'ostensione dell'immagine miracolosa o del corpo santo. Lo scopo non è più quello di aumentare la conoscenza, ma quello di favorire il contatto con un oggetto taumaturgico. I musei hanno il dovere di far conoscere al pubblico ciò che conservano, e per far davvero conoscere un'opera d'arte bisogna pazientemente ricostruirne il contesto storico e artistico, e la rete di rapporti figurativi che le danno senso: sennò si rinnegano i fondamenti della professione dello storico dell'arte, e si fa del marketing. E, d'altra parte, mi pare che Pina Ragionieri lo riconosca candidamente: il disegno è a Londra per fare pubblicità. Secondo lei lo fa per una buona causa ("grandi mostre"), secondo me per una pessima. Ma che Michelangelo Buonarroti sia ridotto a fare marketing, ebbene, questo non lo nega nessuno. Infine, i musei hanno anche il dovere di difendere la dignità delle opere che custodiscono a nome di noi tutti, e prima di prestarle dovrebbero chiedersi quale sarà l'immagine dell'iniziativa cui aderiscono. Ebbene, chiunque può guardare le pagine web che riguardano questo 'evento' e decidere quanto siano dignitose. A mio giudizio sono sconcertanti: e sarebbe bastato il precedente delle ossa 'di Caravaggio' a sconsigliare una simile associazione. È davvero un segno dei tempi che nemmeno da un'istituzione come Casa Buonarroti ci si possa ormai aspettare un disinteressato e ben fondato amore per la conoscenza. O almeno un pò di prudenza e buon gusto. Tomaso Montanari