Il sindaco ha chiamato a raccolta il partito. Una riunione pubblica per opporsi al divieto di Urbani che ha bloccato il progetto senza spiegazioni Un consiglio comunale aperto in piazza del Grano per prendere una posizione netta sulla loggia Isozaki, quella appena bocciata dal Ministro Urbani per l'uscita degli Uffizi. E' la proposta che i Ds, chiamati a raccolta dallo stesso sindaco Domenici solo qualche sera fa in una casa del popolo, chiederanno nel corso del prossimo consiglio comunale. Il presidente Eros Cruccolini ha già in mente anche la data: potrebbe essere quella di lunedì 8 novembre, alle 10 del mattino. E' proprio arrabbiato Domenici per la faccenda della Loggia. Tanto che alla riunione di maggioranza (fissata ieri pomeriggio nel ridotto del Saschall e proseguita anche dopo cena) ha dedicato al 'gran divieto' del ministro Urbani una tetta della sua riflessione iniziale. Ed era il Domenici delle grandi occasioni, quello di ieri, il più deciso e decisionista, il più ironico e propositivo. Davanti a lui, schierati, i rappresentanti dei partiti che hanno sostenuto la sua rielezione, la giunta al gran completo, molti consiglieri comunali, i presidenti dei quartieri. Analisi a tutto campo quella del sindaco: a partire dalla politica fiscale del governo che continua mettere in seria difficoltà i Comuni obbligandoli a imporre tasse (l'aumento dello 0,2 per cento dell'Irpef. Circa 10milioni di euro di tasse in più) che sarà poi difficile spiegare ai cittadini che piovono da Roma e non da Palazzo Vecchio. Particolare non indifferente per un sindaco che ha deciso dì impostare il prossimo lavoro della sua giunta sulla partecipazione. Buccia di banana che gli è costata un facile, quanto psicologicamente amaro ballottaggio. «Da questa riunione spiega devono uscire decisioni chiare, priorità d'intervento. Abbiamo finora impostato e in parte realizzalo un lavoro difficile che ha previsto tanti cambiamenti importanti, dalle modalità di finanziamento, a interventi urbanistici consistenti. Una fase talmente delicata che non poteva non comportare delle resistenze. Perché Firenze è città viva e vivace e questa dialettica è la sua forza. Usciamo dalle elezioni rafforzati, ora dobbiamo an-cor più adeguare i nostri programmi alle esigenze della città». E' la presentazione del primo di una serie di incontri e consultazioni sul programma che «non deve cadere dell'alto», ma essere un «processo che coinvolge tutta la coalizione» e in veste non solo cittadina, ma metropolitana. E' una specie di torrente in piena dove «concertazione» e «partecipazione» sono parole ricorrenti, anche se con una serie di terni 'già' decisi. Dalla Fondazione per la cultura («valorizzando il tessuto connettivo delle associazioni»), alla città ciclabile («che non vuoi dire solo un percorso protetto in più, ma la programmazione della viabilità ciclabile). Dal risparmio energetico («mettendo a punte esperienze che sappiano proporre soluzioni avanzale»), al voto agli stranieri («siamo stati i primi a lanciarlo e poi ci siamo impegnati troppo poco»), fino ai temi centrali, vere emergenze, di mobilità, rifiuti, casa, gli interventi sul sociale. E su questi ultimi in particolare Domenici specifica: «Perché è vero che siamo bravi, ma non per questo dobbiamo lasciarci scaricare addosso i problemi di tutti, non possiamo permettercelo».