L'edificio di 300 mila metri cubi abbattuto nel 2006. l'area trasformata in parco Punta Perotti va restituita ai costruttori La Corte europea: confisca arbitraria dell'ecomostro. Allarme degli ambientalisti ROMA Punta Perotti torna ai proprietari. Il terreno su cui sorgeva l'ecomostro abbattuto nel 2006, per decisione del gup del Tribunale di Bari, Antonio Lovecchio, è stato restituito ieri alle imprese costruttrici che ne avevano subito la confisca, al termine del processo per lottizzazione abusiva dei suoli. La decisione arriva al termine di un complesso iter giudiziario, finito il 20 gennaio 2009, della Corte europea dei diritti dell'uomo, che ha ritenuto la confisca «arbitraria» giacché gli imprenditori vennero assolti per «difetto dell'elemento psicologico» del reato. E «se non c'era reato, non poteva esserci confisca» ha stabilito la Corte europea, dando ragione ai proprietari: una cordata di imprese che fa capo alla famiglia Matarrese, i cosiddetti «Kennedy di Bari». Sei fratelli, figli del capomastro che fondò l'impresa: tra questi Michele, il capofamiglia ingegnere e costruttore; il vescovo Giuseppe; l'ex onorevole dc Antonio e il presidente del Bari, Vincenzo. Il punto è che la cordata Matarrese-Andidero-Quistello l'autorizzazione per costruire quell'ecomostro, 300 mila metri cubi di cemento a due passi dal mare, l'aveva avuta. E a dargliela era stata l'amministrazione comunale. La stessa che molti anni dopo, e guidata da una giunta diversa, avrebbe buttato giù l'eco-mostro. Facendo sorgere al spio posto il «parco della Legalità»: un giardino con giostre e panchine. Scelta che ancora ieri il sindaco Michele Emiliano rivendicava, «orgoglioso», annunciando ricorso e assicurando che in quel punto nessuno potrà mai più costruire. Ma la Corte europea ha stabilito anche il risarcimento. Per questo Emiliano propone alle imprese e allo Stato un «accordo di programma» che sposti «i volumi edificabili dell'area di Punta Perotti in una non vincolata dal punto di vista paesaggistico». Per evitare «allo Stato il rischio di ulteriori risarcimenti» e in cambio di aree ad «immediata edificabilità». Brindano i Matarrese al termine di una battaglia legale durata 23 anni. La concessione edilizia, malgrado il terreno sia a meno di 300 metri dal mare, viene richiesta alla fine degli anni '80 ma viene data solo nel '95, l'anno in cui diventa sindaco l'attuale deputato Pdl Simeone Di Cagno Abbrescia. Due anni dopo il sequestro del cantiere da parte del gip che ipotizza la lottizzazione abusiva per la violazione della legge Galasso. Ma nel '99, nel rito abbreviato, il gup assolve tutti gli otto imputati ritenuti in «buona fede». Nel 2001 la Cassazione annulla la sentenza ma mantiene la confisca dei suoli. E questa la «contraddizione» rilevata dalla Corte Europea nel nostro ordinamento che porterà alla decisione di oggi. Intanto nel 2005 il sindaco Emiliano dà il via al bando per la distruzione dell'ecomostro. E nel 2006, le tre torri di tredici piani vengono fatte crollare. Gli imprenditori non si danno per vinti. E ricorrono a Strasburgo che riconosce la «arbitrarietà» della confisca. E dà sei mesi di tempo all'Italia per trovare un accordo. Nel 2009 viene inserita nel decreto anticrisi una norma che riconosce la sentenza. Ma il gup di Bari respinge l'ipotesi della restituzione dei suoli. A fare ricorso, stavolta, è l'avvocatura dello Stato per conto della presidenza del Consiglio. E la Cassazione, sulla base del pronunciamento europeo, stabilisce la restituzione di quell'area. Il gup ieri chiude la partita. Ora il Pdl accusa Emiliano di «giustizialismo ideologico», mentre il Pd chiede che l'aerea della «saracinesca» resti un simbolo di legalità. Preoccupate le associazioni ambientaliste. Secondo il Wwf, l'area «deve rimanere assolutamente inedificabile escludendo definitivamente ogni possibilità di ricostruzione». «Da un punto di vista ambientale e paesaggistico, poco importa se a sbagliare siano stati i soggetti privati o pubblici, certo è che lo scempio era davvero enorme sotto tutti i punti di vista», fa notare. Allarmata anche Legambiente Puglia che dichiara: «L'intero Paese si è mobilitato contro quello scempio che ora si è trasformato in un parco frequentato da famiglie. Auspichiamo che si faccia di tutto perché lì non si torni a costruire».
Bari, punta Perotti. Il sindaco Emiliano: pronti a fare ricorso.
Il parco Punta Perotti è stato restituito ai costruttori. La Corte europea ha stabilito che la confisca dell'ecomostro era arbitraria. La decisione arriva dopo 23 anni di lotta legale. I proprietari, una cordata di imprese, erano stati assolti per difetto dell'elemento psicologico del reato. La Corte ha stabilito che se non c'era reato, non poteva esserci confisca. La decisione è stata presa al termine di un iter giudiziario che ha visto la Cassazione annullare la sentenza di assoluzione e mantenere la confisca dei suoli. La Corte europea ha stabilito che la confisca era arbitraria e ha dato sei mesi di tempo all'Italia per trovare un accordo.
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