«Tornino a casa mummie e tesori» La Stele, Nefertiti, le mummie L'Egitto rivuole i capolavori, New York restituisce 19 pezzi. Il museo di Torino: opere nostre ROMA Non è proprio un bottino faraonico, 15 dei 19 reperti sono poco più che frammenti, ma è il gesto che conta. Il Metropolitan Museum of Art di New York ha deciso di restituire all'Egitto una piccola parte dell'immenso tesoro della tomba di Tutankhamon. Quello che, nonostante relative maledizioni, è stato scavato, trafugato e disperso qui e là per il mondo. Nella cassa che verrà rispedita al Cairo entro la primavera del 2011, spiega un articolo del Times, ci sono un cagnolino di bronzo alto nemmeno due centimetri e una mini-sfinge di lapislazzuli che faceva parte di un braccialetto. Minutaglie, se si pensa che soltanto al Met la collezione permanente è composta di altri 21.929 pezzi, mummie comprese. Ma quanto basta perché l'infaticabile Zahi Hawass, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, ringrazi pubblicamente l'istituzione americana per il suo «comportamento meraviglioso». Cappello e camicia di jeans alla Indiana Jones, Hawass «il vendicatore dei faraoni», che impazza sulla Cnn e la Bbc ma anche da noi (Voyager, SuperQuark), ha da tempo intrapreso la sua campagna d'Egitto (al contrario) per riportare in patria i tesori della Valle dei Re e dintorni. Già nel 2003 ha chiesto ufficialmente (senza successo) al British Museum (a cui la Grecia vorrebbe strappare il Partenone) la restituzione della Stele di Rosetta. Poi rivorrebbe dal Louvre lo Zodiaco di Dendera. E secondo il quotidiano britannico accamperebbe qualche pretesa pure sul busto di Nefertiti del Neues Museum di Berlino, su una maschera funeraria del St. Louis Art Museum e sulla statua di Ramesse II custodita al Museo Egizio di Torino. Niente da fare, per questa. «Abbiamo ottimi rapporti con il governo egiziano e con il sovrintendente Hawass», spiega gentile il direttore Eleni Vassilika. «Ma la nostra collezione fa legittimamente parte del patrimonio italiano e non può essere oggetto di restituzione». Tutto il materiale infatti non è stato acquistato, ma proviene da scavi di fine Ottocento e primo Novecento «quando si applicava la norma del partage: metà dei reperti restavano in Egitto, l'altra metà si poteva portare via». E comunque «nessuna richiesta del genere ci è mai pervenuta». A parte la sezione gregoriana-egizia dei Musei Vaticani, è Roma a conservare un certo corredo faraonico. Ma anche questo intoccabile, come racconta Umberto Broccoli, sovrintendente ai Beni culturali di Roma Capitale: «Sia la collezione dei Capitolini che i molti obelischi che svettano nella nostra città furono razziati ai tempi dei romani e dunque non si possono restituire. Il più famoso è quello di piazza San Pietro, che originariamente si trovava in mezzo al circo di Nerone. Intorno ci correvano le bighe. Fu prelevato da Caligola, ai tempi gli arredi egizi andavano di gran moda. Se il collega vuole, possiamo parlarne, ma in teoria». Un reclamo, inoltrato duemila anni dopo, non vale.
Pressioni sui musei. L'Egitto rivuole Nefertiti
Il Metropolitan Museum of Art di New York ha deciso di restituire all'Egitto 19 pezzi provenienti dalla tomba di Tutankhamon, tra cui un cagnolino di bronzo e una mini-sfinge di lapislazzuli. Il segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egizie, Zahi Hawass, ha ringraziato pubblicamente l'istituzione americana per il suo comportamento meraviglioso. Questa è la seconda volta che Hawass chiede la restituzione di reperti egiziani, dopo aver richiesto la restituzione della Stele di Rosetta al British Museum nel 2003.
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