SAN CESAREO. Sommersa da rifiuti e in balla del maltempo la più grande scoperta archeologica degli ultimi trent'anni. Si tratta quasi sicuramente della villa imperiale di Massenzio, venuta alla luce a San Cesareo durante le indagini archeologiche preventive per la costruzione di un centro abitativo in via della Resistenza. Gli scavi sono iniziati nel novembre 2009 e, a marzo scorso, è stata data notizia del rinvenimento in occasione del Convegno di Studi «Lazio e Sabina» che si è svolto presso l'Accademia Olandese di Roma. Secondo la relazione presentata dall'archeologa che ha curato gli scavi, Maria Cristina Recco, si tratta di una villa romana d'epoca imperiale del II-I sec. a.C. di diecimila metri quadri, un complesso monumentale e terme pubbliche di epoca più tarda del Il-I sec. d.C. Sarebbe proprio alla grandiosa villa nella quale si sarebbe trovato Massenzio il giorno in cui fu acclamato imperatore (306 d.C.). La proprietà imperiale avrebbe avuto origine da quella che Giulio Cesare possedeva nell'Ager Labicanus (ricordata da Svetonio). Ma ad agosto gli scavi si sono fermati per esaurimento dei fondi e, da allora, la meravigliosa villa versa in condizioni di abbandono e rischia di scomparire sommersa dalla folta vegetazione. Per terminare i lavori e tutelare il sito archeologico si attendono i finanziamenti richiesti dall'amministra-zione comunale al Ministero per i Beni culturali. Ad aprile, infatti, la giunta guidata dal sindaco di San Cesareo Pietro Panzironi ha chiesto un contributo di un milione e 791mila euro per la realizzazione di un progetto di valorizzazione del sito archeologico. «L'impegno di questa amministrazione - dichiara il sindaco - è quello di agire per difendere, valorizzare e rendere pienamente fruibile questo importante patrimonio culturale. La villa di Massenzio darà pregio alla nostra città e potrà nel tempo contribuire a garantire occupazione». Mentre si aspettano i fondi che serviranno a valorizzare l'area è stato presentato un progetto alternativo, che ha avuto l'ok di massima dalla Sovrintendenza, per la realizzazione degli edifici pubblici e privati e per la chiesa dedicata a San Giuseppe, previsti nel piano integrato sorgeranno ma ad una giusta distanza dall'area archeologica. «Occorre accelerare i tempi - dice Marisa De Spagnolis, responsabile della Sovrintendenza Archeologica del Lazio. Per tutelare questa scoperta, la più importante degli ultimi decenni».