Dopo il «gran rifiuto» del sindaco Cialente, che diserta la presentazione del decreto targato Chiodi-Fontana, anche il ministero per i Beni culturali esprime perplessità. Crolli all'ospedale: processo più vicino. Mafie, oggi nuovo vertice Interforze. Tasse, gli artigiani chiedono il rinvio e sostegni all'economia locale. L'AQUILA. E' stato annunciato come un decreto che dà l'avvio alla ricostruzione del centro storico dell'Aquila «con ben due anni di anticipo» ha detto il commissario e presidente della Regione Gianni Chiodi «rispetto al Friuli dove i primi cantieri sono stati aperti dopo 4 anni». In realtà quel decreto (con tanto di stanziamenti mirati), che è stato preparato da Chiodi e benedetto dalla Curia aquilana è già al centro di veti incrociati. E la polemica infuria. Il primo a dare lo stop è stato il sindaco dell'Aquila Massimo Cialente che dice ha saputo solo il giorno prima della conferenza stampa di Chiodi del fatto che la struttura di missione guidata dall'architetto Gaetano Fontana aveva preso a modello della ricostruzione uno studio offerto gratuitamente dalla Curia la quale sin dalle settimane successive al sisma si è data da fare per la rinascita della città (un terzo del centro storico è di sua proprietà). Cialente, al di là della sua arrabbiatura nei confronti dell'amico-avversario Chiodi, ha fatto notare una cosa semplicissima: come si fa a progettare la ricostruzione del centro storico, compresi i sottoservizi, senza consultare il Comune? Domanda a cui finora nessuno ha risposto. Ieri un'altra bordata è arrivata dalla Uil Beni Culturali e dal suo segretario Gianfranco Cerasoli molto ben informato su quanto accade nei palazzi del ministero guidato da Bondi. Sfrondando il comunicato da qualche frase che poco c'entra con il merito della questione, Cerasoli mette in evidenza il fastidio (e forse qualcosa di più) da parte delle Soprintendenze locali e della direzione regionale per i beni e le attività culturali per una sorta di "esproprio" di competenze che deriva dalla nomina dell'ex vice commissario di Protezione civile Luciano Marchetti quale soggetto attuatore sui beni culturali dell'Aquila. Dunque se il Comune non conta nulla e le Soprintendenze nemmeno chi ricostruirà la città? Allo stato dei fatti la risposta è Chiodi, Fontana, Marchetti e Antonio Cicchetti. Dice Cerasoli nella nota: «Il decreto contenente gli interventi per il recupero del centro storico dell'Aquila, presentato dal commissario per la ricostruzione post terremoto, Gianni Chiodi non è applicabile né condivisibile dal ministero per i Beni Culturali». La Uil ritiene il provvedimento impugnabile «sia in ambito amministrativo, per incongruenza con norme sovraordinate, sia contabile, per una gestione impropria delle risorse». Il sindacato «ha già chiesto al ministro Bondi di intervenire per il rispetto delle norme e delle leggi esistenti in tema di tutela e al presidente della Regione Abruzzo, Chiodi, chiede di ritirare subito il decreto e modificarlo «rispettando norme e istituzioni» in caso contrario Ui1Bac è pronta ad «aprire un contenzioso davanti agli organi giudiziari e amministrativi». Il provvedimento, prosegue Cerasoli, «non è stato concordato con il Ministero, tanto che il ministro Bondi e le sue strutture di staff non ne sanno nulla». Nel merito, aggiunge, gli interventi elencati rientrano «in programmi, approvati o in approvazione, dello Stato e non certo del commissario Chiodi, il quale può disporre solo di fondi a lui assegnati e non di finanziamenti ordinari dello Stato». La questione però va al di là di scambi di accuse o di polemiche di giornata. La domanda centrale resta sempre la stessa: ma questa benedetta città chi la dovrebbe ricostruire? Con quali strumenti? Con quali competenze? Su quale disegno unitario? Quello che si osserva dall'esterno è c'è fin troppa gente che fa progetti, prepara masterplan, suggerisce idee. Tutto unisce in un calderone indistinto. Il Comune prevede sei aree su cui intervenire subito, la Curia ha le sue idee sul centro storico, ogni aggregato avanza soluzioni urbanistiche, ogni borgo ha i suoi esperti al lavoro per ricostruire e c'è chi parte da solo, lancia in resta. Chi controlla e verifica tutto ciò? Chi coordina il lavoro degli enti locali? A questo si aggiungano tante incertezze: sul prezzario, sulle tecnologie da utilizzare, sulle demolizioni da fare, sulle macerie da trasportare e dove. Cialente è ancora convinto di aver fatto bene a lasciare la carica di vicecommissario visto che oggi si ritrova a fare il don Chisciotte? E che al contrario di quanto pensava, nessuno sembra dargli più retta?