L'architetto Botta: Scandicci? Un deserto La giornata di Florens 2010 dedicata alla città come bene culturale si è trasformata in un'arringa vibrante e decisa «contro lo sviluppo di Firenze fuori le mura». Di più, contro il suo sviluppo in direzione sud-ovest, contro il suo sviluppo che trova concretezza a Scandicci. A tuonare contro l'orrore di un non luogo «che sembra la periferia di una qualunque città, senza storia e senza spazi di aggregazione sociale» è l'architetto Mario Botta, invitato ieri pomeriggio all'istituto Russel-Newton della cittadina a spiegare la sua idea di sviluppo contemporaneo di una città d'arte come Firenze da Sandro Balducci, docente di Politiche urbane e territoriali al Politecnico di Milano, studioso, architetto. Il là alla veemente presa di posizione di Botta contro Scandicci è presto detto: «Dal 2004 la popolazione urbana ha superato nel mondo quella rurale ha detto il docente del Politecnico si calcola che nel 2070 il 70 per cento degli abitanti del pianeta sarà concentrato nelle città. Tutto questo va pianificato, non dimenticando che la città è luogo di socialità, aggregazione, identità di una comunità». Ecco, questi presupposti, ad ascoltare le parole dell'architetto Botta, nell'hinterland fiorentino sarebbero del tutto assenti: «Questo luogo è un deserto, questa scuola dove oggi siamo riuniti è un carcere, con tanto di cancelli sbarrati ha detto Botta Come architetto della contemporaneità provo vergogna a lasciare a chi verrà dopo di noi, un esempio di architettura e di urbanizzazione come questa. La città è una struttura viva dove si mettono in atto delle dinamiche associative, è un luogo che deve rispondere a canoni di bellezza e di armonia, che si sviluppa intorno a un centro e ai suoi limiti, un tempo le porte. Queste non sono solo parole. Sono le basi per costruire una società migliore. Guardiamoci intorno: qui siamo in presenza di un agglomerato di edifici messi insieme alla rinfusa, dove l'unico posto che spicca è la grande Coop. Firenze, nella sua parte storica è una città bellissima di grande identità e stratificazioni storiche. Ma voglio dire a i politici che la bellezza di una città non può ritenersi una dato statico legato alla sua mole di monumenti bellissimi. No, questo è una dato indispensabile ma non sufficiente. La bellezza è data pure dallo sviluppo armonioso del suo tessuto urbano anche nelle parti nuove. Questo è un problema da porsi anche qui a Scandicci, se è il caso anche buttando giù esempi architettonici orribili». Peccato, perché a chiedergli come ha trovato Firenze nel suo nucleo originario Botta risponde usando tutt'altro tono: «Ho trovato il centro di Firenze, bello e gioioso. Pieno di gente per strada e animato. Sono stato anche ala Cattedrale di Santa Maria del Fiore per mettere a punto il mio progetto per il nuovo ambone e come sempre sono stato colpito da tanta bellezza. Ma lo ripeto, se non si pianifica lo sviluppo della città nuova si fa un cattivo servizio a tutto il tessuto urbano».
Firenze, Scandicci. Urbanistica, il guado delle città-satellite. Qui serve bellezza
L'architetto Mario Botta ha parlato contro lo sviluppo di Firenze fuori le mura, in particolare contro il progetto di Scandicci. Ha detto che la città è un luogo di socialità e aggregazione, e che lo sviluppo deve essere pianificato per rispettare canoni di bellezza e armonia. Ha criticato l'agglomerato di edifici a Scandicci e ha detto che la bellezza di una città non è solo data dalla sua mole di monumenti, ma anche dallo sviluppo armonioso del suo tessuto urbano. Ha anche parlato della sua esperienza a Firenze, dove ha trovato il centro della città bello e gioioso, pieno di gente per strada.
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