Marco Vitale, 75 anni, bresciano, economista d'impresa di chiara fama e grande appassionato d'arte, ha appena finito di partecipare, a Firenze, al Convegno annuale delle Imprese familiari, dedicato quest'anno a un tema centrale, anzi essenziale, per una nazione a vocazione turistica come l'Italia: creare valore con la cultura e con l'arte. Un'ottica originale... "L'ottica è quella di considerare il patrimonio artistico e culturale di un Paese non come mero capitolo di spesa bensì, al contrario, come creatore di valore". Questo patrimonio non ci manca. "L'Italia ha sicuramente la maggior ricchezza di risorse artistiche e di patrimonio culturale a livello planetario. A titolo esemplificativo ricordo che noi annoveriamo la bellezza di 5.500 musei e siti archeologici, contro i 3mila dell'Inghilterra, i 2.300 della Spagna e 1.200 della Francia. I giardini storici in Italia sono 2374 contro i 1650 in Francia e i 90 in Spagna. Questo attivo patrimoniale fornisce però la quota di Pil più bassa, se confrontata a quella degli altri Paesi. Si tratta quindi di un patrimonio alto con un rendimento basso. Altro paradosso: anche il livello occupazionale nelle attività legate all'arteè molto più alto all'estero che da noi. Per esempio, in Germania e nel Regno Unito il tasso di occupazione legato all'arte è pari al 2,9, il che equivale, in Germania, a un milione di lavoratori. Per contro, l'Italia conta solo 465mi1a lavoratori occupati nel settore, pur disponendo di un patrimonio artistico enormemente più vasto. C'è un dato che fa pensare: si è stimato che una gestione più intelligente di tale patrimonio potrebbe non solo creare 300mila nuovi posti di lavoro, ma portare 40 miliardi di Pil!" Veniamo allora alla fatidica domanda: che fare? "Sarebbe sbagliato e soprattutto riduttivo pensare che si tratti solo di una questione di scarsità di fondi, come in questi giorni si va dicendo, anche se è indubbio che Stato ed enti locali debbano investire di più sulla gestione, valorizzazione e promozione del patrimonio artistico, architettonico, ambientale. Si tratta in gran parte di assenza di buon management, di incapacità di gestire, di mancanza di programmazione, e dulcis in fundo di mancanza di definizione degli obiettivi. Conclusione obbligata: Stato e istituzioni locali devono spendere di più nel campo dell'arte con la consapevolezza che non si tratta di spese, ma di investimenti dal ritorno strategico per un Paese come il nostro". Guardandosi in giro, c'è qualche esempio virtuoso? "La Triennale di Milano, che nell'ultimo decennio appunto con un buon management ha moltiplicato attività ed entrate, tanto che oggi quasi il 60 dei suoi profitti viene dall'attività culturale-espositiva e non dalle sovvenzioni. Domenico Montalto Per l'economista Marco Vitale una diversa gestione dell'arte potrebbe dare benefici all'occupazione e anche al Pil".