Allarme di Lucia Zannino Sono di nuovo sul piede di guerra contro il ministero dell'Economia le fondazioni appartenenti all'Associazione delle istituzioni di cultura italiane (Aici). Enti come l'Accademia della Crusca, la Fondazione Basso, l'Istituto Sturzo, la Società geografica italiana. Denunciano il fatto che nel maxiemendamento alla legge di Stabilità (quella che un tempo si chiamava Finanziaria) del governo non è prevista alcuna risorsa supplementare per i beni culturali. «Così molte fondazioni dovranno chiudere al pubblico avverte la segretaria dell'Aici, Lucia Zannino e si perderanno centinaia di posti di lavoro tra gli operatori del settore». La manovra economica varata a metà di quest'anno prevedeva la cessazione dei finanziamenti statali agli enti culturali privati, previsti dalla legge 534 del 1996, con la possibilità di recuperare solo un misero 30 per cento. «Ma noi ci siamo ribellati ricorda Lucia Zannino ed è intervenuto il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. Così il taglio è sceso dal 70 al 50 per cento. In seguito, nel mese di luglio, lo stesso ministro Bondi ha recuperato risorse su altri capitoli di spesa e la riduzione per il 2010 è stata limitata al 16 per cento. Sono somme minime, pochi milioni di euro, che non incidono certamente sui conti dello Stato. E per giunta vengono erogate sempre con enorme ritardo: finora quest'anno abbiamo incassato solo un terzo di quanto ci spetta, ma ci è stato assicurato che il saldo arriverà. Il buco nero a questo punto riguarda il 2011». Già, perché per il prossimo anno è confermato il taglio originario del 50 per cento, che rischia di far precipitare molti dei 121 istituti finanziati dalla tabella del ministero dei Beni culturali (Mibac) in una crisi drammatica. II conto è presto fatto: da 6 milioni e mezzo di euro stanziati nel 2000, per il 2011 si scenderebbe a circa 3 milioni e 250 mila. Una botta micidiale. «Secondo le nostre valutazioni sottolinea Lucia Zannino circa il 40 per cento degli enti compresi nella tabella rischia di cessare ogni tipo di servizio al pubblico. Hanno già dovuto ridurre di molto l'accessibilità istituti di notevole prestigio come la Fondazione Querini Stampalia di Venezia, che si trova in uno splendido palazzo nobiliare e dispone di un patrimonio prezioso. So che vive un momento di grave difficoltà la Società di studi valdesi di Torre Pellice, che rappresenta un'importante minoranza religiosa. Ma gli esempi si potrebbero moltiplicare all'infinito». In un quadro del genere, l'assenza di somme integrative nel maxiemendamento presentato dal ministro dell'Economia Giulio Tremonti suona come una sorta di campana a morto. «Si è fatto uno sforzo per gli enti locali nota Lucia Zannino e per l'università, ma i Beni culturali non hanno avuto nulla. Se non cambia qualcosa in Parlamento, sarà difficile rimediare in corso d'opera durante il 2011. Trovo assai grave che la cultura sia colpita in questo modo. Il problema del resto non riguarda soltanto noi, ma musei, biblioteche, archivi, siti archeologici. Tutto un patrimonio di cui a parole il nostro Paese va imito fiero, ma che poi viene regolarmente trascurato e penalizzato dalle scelte di governo».
Fondi dimezzati. Istituti culturali a rischio chiusura
Lucia Zannino, segretaria dell'Associazione delle istituzioni di cultura italiane (Aici), ha denunciato il fatto che il maxiemendamento alla legge di Stabilità del governo non prevede alcuna risorsa supplementare per i beni culturali. Ciò significa che molte fondazioni dovranno chiudere al pubblico e si perderanno centinaia di posti di lavoro tra gli operatori del settore. La manovra economica prevedeva la cessazione dei finanziamenti statali agli enti culturali privati, con la possibilità di recuperare solo il 30 per cento. Tuttavia, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi ha intervenuto e il taglio è sceso dal 70 al 50 per cento.
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