Flussi di visitatori in calo, musei e parchi poco visitati, incassi al lumicino, tagli, scarsi investimenti: così l'Italia perde quota Il nostro Paese possiede il patrimonio più ricco del pianeta: 45 siti Unesco, oltre 3.400 musei, 2mila tra aree e parchi archeologici. Un tesoro rinomato e invidiato che però non dà frutti economici adeguati: nella redditività del turismo culturale, restiamo dietro tutti i principali competitori Da quanti anni si dice che i beni culturali dovrebbero, e potrebbero, essere la prima risorsa economica italiana, il motore del nostro sviluppo, la carta vincente per il futuro delle giovani generazioni? Da quanti anni si sa che per l'azienda Italia, città d'arte, monumenti archeologici, musei, oasi storiche, ambientali e naturalistiche costituiscono un capitale sociale teorico dal valore impossibile da quantificare, con una teorica renditadiretta e indotta da numeri sbalorditivi? Il tesoro lo si conosce: col termine «capitale» designiamo un patrimonio culturale che è, per universale ammissione, il più ricco del mondo: ben 45 siti Unesco, oltre 3.400 musei di cui mille ecclesiastici, 2mila tra aree e parchi archeologici. Ma ciò che non si conosce è come farlo fruttare, questo tesoro. Se formidabile è il capitale, la rendita è infatti ben poca cosa, e in questa chiave il crollo della Casa dei gladiatori a Pompei non è solo la peggior tegola che poteva cadere sull'immagine internazionale del Bel Baese, ma è soprattutto il sintomo di una bancarotta gestionale, prima che finanziaria. Che ci sia un problema di sistema lo ha ammesso, dal suo ufficio al Collegio Romano, anche Mario Resca, consigliere del ministro Bondi per le politiche museali, che pur era stato ingaggiatoin virtù delle capacita acquisite come top manager di Mc Donald's Italia per portare finalmente il verbo del marketing, invertire la cronica tendenza e dare un po' di ossigeno all'asfissia dei conti. In un'intervista pubblicata sulla newsletter del Mibac si è chiesto giustamente: «Chi sono i nostri competitor? Dove va la gente quando ha un po' di tempo libero? Abbiamo musei dove ci sono più dipendenti che visitatori. A parte un 3 della popolazione che va comunque al museo, il 97 della gente ha come alternativa internet, la televisione, il cinema, i centri commerciali». In attesa di una risposta, restano i dati comparati del turismo culturale che, già ancor prima della crisi e della recessione, risultavano impietosi e ci vedevano soccombere rispetto agli altri Paesi turistici diretti competitori. Nel 2007 i consuntivi relativi all'affluenza nei musei e alla rispettiva bigliettazione hanno registrato 34 milioni 443mi1a visitatori nei musei, monumenti e aree archeologiche nazionali: in Francia sono stati quasi 52 milioni, mentre in Germania sono arrivati a 75 milioni 341 mila. Risultati ancor peggiori arrivano però dal fronte degli introiti, molto al di sotto dei numeri tedeschi e francesi. Gli scavi di Pompei sono stati il sito più visitato in Italia, con 2 milioni 545mi1a entrate, a seguire gli Uffizi di Firenze con 1 milione 616mila visitatori. Poco rispetto agli 8 milioni 222mi1a ingressi del Louvre e agli oltre 5 milioni di Versailles. Deludente è pure la classifica dei musei più visitati al mondo, dove il primo museo italiano è quello degli Uffizi di Firenze piazzato solo al 21 posto. Fra i primi cinque musei più visitati del pianeta due sono francesi (Louvre e Beaubourg), due inglesi (British e Tate Modern), uno americano (Metropolitan). E anche il monitoraggio dei trenta siti italiani più visitati fornisce una diagnosi non confortante: fra il 2007 e il 2008 le visite a Pompei sono calate del 12,8, e addirittura precipitate del 23,4 nel Circuito mussale Vanvitelliano e Reggia di Caserta. C'è un interessante indice «scientifico» col quale si fotografa l'insufficienza gestionale del patrimonio italiano: è il "Rac", indice che analizza il ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco. Il più recente studio sui "Rac" nello scenario mondiale risale al 2008, al Rapporto su arte, turismo culturale e indotto economico, stilato per Confcultura e Confindustria da PriceWaterhouseCoopers, specializzata nella lettura dei bilanci. Ebbene, il Rac mostra come «gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all'Italia, hanno un ritorno commerciale pari a sette volte quello italiano (160 milioni di euro contro i nostri 21 milioni)». In particolare, «... il settore culturale e creativo in Italia raggiunge solo il 2,6 del Pil nazionale (pari a circa 40 miliardi di euro), rispetto al 3,8 del Regno Unito (circa 73 miliardi di Euro) e 3,4 della Francia (circa 64 miliardi di Euro). È evidente il gap competitivo e la scarsa capacità di sviluppare il potenziale del nostro Paese». Ancora, si evince dal Rapporto, che il Pil del turismo culturale sul totale del Pil dell'economia turistica italiana pesa il 33, con un valore pari a 54 miliardi di euro. Questo valore è inferiore rispetto al 39 della Spagna (pari a 79 miliardi di euro)». Insomma il punto di criticità più dolente del sistema culturale Italia sta proprio nella scarsa redditività e competitività. Né le prospettive possono migliorare se è vero che nel 2008 l'Italia ha investito in cultura lo 0,28 del Pil, mentre negli altri Paesi europei s'investe mediamente r 1,4-1,5 del Pil, ben quattro volte la nostra cifra, che dovrebbe invece risultare al primo posto nel mondo viste le eredità culturali di cui disponiamo. Ma non ci sono solo i tagli «lineari» ai fondi per la Cultura, lo spettacolo, la scuola e la ricerca: ci sono anche quelli a effetto differito sui Comuni, i qualivenendo meno i trasferimenti«tagliano» soprattutto in questo settore. Con simili strategie, e senza una visione integrata e di filiera del problema, c'è davvero il rischio di mettere una pietra tombale sul nostro futuro. Lo stivale delle meraviglie. Patrimoni dell'umanità, un record nazionale L'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura (Unesco, dall'acronimo inglese) è stata fondata dall'Onu i116 novembre 1945 per incoraggiare la collaborazione tra le nazioni nei campi dell'istruzione, scienza, cultura e comunicazione. Attualmente i Paesi membri sono 193, con quartier generale a Parigi. L'Unesco ha stilato una «Lista del Patrimonio dell'Umanità» (World Heritage List) che comprende 890 siti di cui 689 beni culturali, 176 naturali e 25 misti. Attualmente è l'Italia la nazione a detenere il maggior numero di siti inclusi nella lista (45), seguita dalla Spagna (42 siti) e dalla Cina (40 siti). Le caratteristiche salienti della Convenzione per il patrimonio mondiale del 1972 riguardano la capacità di unire in un singolo documento i concetti di conservazione naturale e la preservazione delle opere culturali. Fra i siti italiani, troviamo da nord a sud l'Arte Rupestre della Val Camonica, Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo vinciano a Milano, i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, l'Orto botanico di Padova, il Centro storico di Firenze, quello di San Gimignano, i Sassi e il Parco delle Chiese Rupestri di Matera, Castel del Monte, i Trulli di Alberobello, la Reggia di Caserta del XVIII con il Parco, l'acquedotto del Vanvitelli e il Complesso delle manifatture di San Leucio, la Costiera Amalfitana, Paestum, Velia e la Certosa di Padula. E tanto altro ancora, naturalmente. Un volume di bellezze italiane: documentati in foto i siti Unesco Le foto di siti Unesco pubblicate in questa nostra pagina sono tratte dal volume «Il paesaggio descritto. Luoghi italiani patrimonio dell'Unesco», edito da Logos. L'opera, interamente illustrata con fotografie a colori del reporter d'arte Luca Capuano, è frutto di un progetto di documentazione del nostro patrimonio intrapreso dal Mibac, ministero per i beni e le attività culturali, in collaborazione con l'Associazione città e siti italiani patrimonio mondiale Unesco e con la Commissione nazionale Unesco presso la Farnesina. Un'impresa opportuna, visto che il primo atto concreto del conservare e del tutelare è il conoscere. Con un viaggio di nove mesi lungo lo Stivale, Capuano ha scattato migliaia di immagini con linguaggio autoriale rigoroso nelle prospettive l'paesaggistiche e nella ricerca sugli spazi architettonici, dove protagonista assoluta è Italia con le sue bellezze e contraddizioni. Come osserva Carlo Francini, dell'Associazione Siti Unesco, «la preservazione non riguarda solo i monumenti, ma dovremmo preservare anche il contesto culturale. In alcuni casi col pretesto di proteggere i beni storici si finisce per svuotare le città... Ma cos'è Firenze, sito Unesco, senza i fiorentini?...Arriviamo oggi al paradosso dei centri svuotati dai cittadini che si riversano nei centri commerciali in periferia». L'Associazione, presieduta dal sindaco di Assisi Claudio Ricci, dispone di un proprio sito internet (www.sitiunesco.it) e di una rivista.