Parla il restauratore Gala L'ultima idea è nominare un «sindaco per Pompei», un super manager con i super poteri, firmato Andrea Carandini, presidente del Consiglio superiore per i Beni culturali. Forse, però, basterebbe comportarsi come un paese normale e lasciar fare agli archeologi. Cosa succede di solito, invece, lo racconta Gianni Gala, restauratore napoletano, per due mesi all'opera nella città sepolta, alla Casa del Fauno: «I lavori sono cominciati a fine maggio, quando ancora c'era il commissario straordinario della Protezione civile, Marcello Fiori - spiega -. La ditta che mi aveva assunto aveva vinto un bando di gara per 400mila euro, ma in realtà per i lavori ne sono arrivati solo 33mila, la differenza non so dov'è finita. Dovevamo restaurare una superficie di circa 3.750 metri quadrati in cinque più due stagisti, che hanno lavorato una sola settimana. Risultato: tra il budget decurtato e i pochi dipendenti, su una parete di affreschi di 14 mq, ne mettevamo a posto 50 centimetri da un lato, 20 centimetri da un altro. Il resto è rimasto come era, destinato quindi a sparire». Una squadra ridotta all'osso chiamata a intervenire su una situazione già molto compromessa, tra erba alta e muschio che ricopriva pavimenti e superfici, in pessimo stato soprattutto i mosaici: «Anche in questo caso è stato una sorta di intervento a campione continua il restauratore Gianni -. Abbiamo raccolto le tessere cadute a terra e le abbiamo catalogate. Avremmo dovuto fare il giusto lavoro sulla parete per poi ricollocarle, ma sono rimaste nelle bustine. Naturalmente, anche questi capolavori si stanno rovinando irrimediabilmente, anche perché molte tessere cadute vengono portate via dai turisti come souvenir». A sorvegliare circa mille e cinquecento case ci sono dieci custodi alle prese con un flusso continuo di turisti, tali da generare incassi per circa 25milioni di euro l'anno. Molte case sono chiuse proprio perché non c'è personale sufficiente a sorvegliarle, ma molte altre non vengono aperte per altri tipi di problemi: «Mi hanno raccontato che nove anni fa la ditta che restaurò la Casa dei Vettii fece un lavoro terribile, un intervento talmente sbagliato che hanno dovuto tenerla chiusa». Fuori, ci sono le impalcature e il cartello per il nuovo restauro, affidato nel 2008 ancora a una ditta esterna, previsto e mai avviato. Ma a Pompei c'è anche chi si occupa della manutenzione ordinaria: «Sono in tre, qualcuno di loro è entrato anni fa come custode e poi, col tempo, si è spostato a fare il restauratore, non credo però che abbiano la. qualifica». La qualifica Gianni Gala invece ce l'ha, un diploma di laurea di secondo livello in restauro preso all'Accademia di belle arti di Napoli, ma il decreto retroattivo del ministro Sandro Bondi lo ha privato del titolo. Da marzo 2009 restauratori sono solo coloro che hanno acquisito il titolo a Roma, Firenze e Ravenna. Gianni, per fare il suo lavoro o partecipare a un concorso, dovrà fare un esame di abilitazione presso il ministero che, però, è stato sommerso di ricorsi. Il concorso viene continuamente rimandato. Fino a dicembre 2009 erano circa 55mila le domande per 300 qualifiche disponibili: «Non posso nemmeno decidere di cambiare lavoro conclude perché non hanno emanato il disciplinare per indicare a quale diploma di laurea il mio titolo è equipollente». Così la Campania, che è ricca di testimonianze antiche, non può formare restauratori per legge: «È evidente - commenta Sandro Fucito, della Federazione della sinistra - che bisogna aprire una battaglia politica per difendere le Accademie, a cominciare dall'amministrazione partenopea».