L'imminente pericolo di crollo fu denunciato a febbraio Il crollo della Casa. dei Gladiatori ha fatto alzare il velo sul sistema del malaffare Falsi corsi per i dipendenti, il budget del Teatro passato da. 500 mila a 5 milioni L'allarme. Il direttore degli scavi a febbraio denunciò il pericolo imminente Per il momento, il fascicolo sul crollo della casa dei Gladiatori, avvenuto il 6 novembre, è contro ignoti. L'ipotesi di reato è quelle previsto dall'articolo 434 del Codice penale: «Chiunque commette un fatto diretto a cagionare il crollo di una costruzione o di una parte di essa, ovvero un altro disastro è punito, se dal fatto deriva un pericolo per la pubblica incolumità, con la reclusione da uno a cinque anni» A indagare è la procura di Torre Annunziata che ha sequestrato l'intera area degli scavi archeologici. Il procuratore aggiunto Dallo Marino si limita a commentare: «Dobbiamo verificare se vi è stata una responsabilità omissiva che ha determinato il crollo della Schola Armaturarum. Quanto prima procederemo all'espletamento di una perizia». Responsabilità omissiva? Nel fascicolo della Procura è già stata acquisita agli atti una circolare spedita dal direttore degli Scavi di Pompei, Antonio Varone, il 25 febbraio scorso, al direttore dell'ufficio tecnico, al soprintendente archeologico, al commissario delegato, agli assistenti dell'ufficio Scavi della Soprintendenza archeologica. «E' ben noto - si legge nella lettera - come un notevole numero degli edifici di Pompei antica versino in condizioni di degrado statico dovuto alle malte "stanche" che li cementano e alle intemperie che ne sfaldano ancora di più la coesione, come frequenti rilevazioni hanno potuto appurare. Si ravvisa, tuttavia, la necessità, a breve, di provvedere per l'incolumità del pubblico e perla salvaguardia stessa del bene archeologico, all'identificazione di murature a immediato pericolo di dissesto statico, onde procedere all'eliminazione dei pericoli richiamati, anche in relazione alla criticità della stagione». Era stato un crollo premonitore - «una muratura fatiscente della Domus degli Augustali» - a spingere il direttore Varone a spedire l'allarmata circolare. Tutti sapevano della situazione critica in cui versavano decine di edifici della Pompei antica. L'ultimo studio aggiornato sugli edifici a rischio risaliva al 2005. Abbiamo cercato il direttore dell'Ufficio scavi, Antonio Varone, ma ci hanno rimandato all'ufficio stampa della Sovrintendenza. Il clima, ovviamente, non è sereno. Anche perché sono tre le inchieste della Procura di Torre Annunziata che riguardano la gestione degli Scavi di Pompei: gli appalti sotto la gestione commissariale della Protezione civile; i falsi concorsi interni e, infine, il crollo della casa dei Gladiatori. L'inchiesta giunta in dirittura d'arrivo riguarda 170 indagati, nei confronti dei quali la Procura sta per spedire l'avviso di conclusione indagini. Si tratta della partecipazione di 160 dipendenti degli Scavi di Pompei a dei corsi per ottenere l'equivalente delle indennità per il personale che erano state abolite. Tra gli indagati, l'ex city manager di Pompei, Luigi Crimaco. Ricordate l'indignazione del ministro per i Beni culturali e ambientali, Sandro Bondi, per la richiesta dell'opposizione (e dei finiani) delle sue dimissioni?. Era appena il 16 giugno scorso e Bondi, in Parlamento, rispondeva a una interpellanza urgente sull'appalto scandaloso per i lavori per il teatro centrale di Pompei in questi termini: «Chi si recherà questa sera a Pompei per ascoltare il concerto del maestro Muti e chi vi si recherà, anche nei prossimi giorni o nei prossimi mesi, per visitare una delle aree archeologiche più importanti del mondo si renderà conto, di persona, degli straordinari lavori che sono stati compiuti, grazie a questo Governo, dal momento in cui la stampa ha denunciato lo stato di degrado vergognoso in cui si trovava l'area archeologica di Pompei». Cinque mesi dopo Bondi si è difeso così, a proposito del crollo della casa dei gladiatori: «E comodo addossare responsabilità a me o al governo per i pochi investimenti. Chiedere le mie dimissioni non sarebbe politicamente e moralmente giusto, non lo merito, sarebbe un segno di incattivimento della lotta politica in Italia». Verrebbe da chiedere a Bondi se rifarebbe con il senno di poi lo stesso discorso fatto cinque mesi prima. Ma il problema è un altro: quei lavori che lui esaltò sono sotto inchiesta della Procura di Torre Annunziata. Una inchiesta che nei fatti si occupa degli appalti - stiamo parlando di opere per 110 milioni di euro, e appalti che sono stati aggiudicati anche con ribassi del 40 - in particolare quello per i lavori al teatro centrale (altri sono stati archiviati per il «decesso del reo»), e più in generale della gestione commissariale dell'area degli Scavi della Protezione civile. Il sospetto della Procura è che «fu artatamente alimentata una campagna stampa contro il degrado per imporre la gestione commissariale di Pompei da parte della Protezione civile». La Corte dei conti ha espresso dubbi sul fatto che la struttura di Guido Bertolaso sia intervenuta sulla base di una «emergenza», ovvero sulla presa d'atto del «Vesuvio che è ancora attivo». L'appalto del teatro. Doveva limitarsi a un budget di 800 mila euro. Alla fine, è costato sei milioni e passa. La Procura ha sequestrato i bilanci della gestione commissariale di Pompei (2008- giugno 2010). E l'ipotesi più inquietante è che sono stati fatti lavori che non hanno rispettato i parametri storici. Secondo l'Osservatorio del patrimonio culturale, gli interventi «hanno stravolto l'assetto naturale dell'area, in particolare la cavea che, rispetto ad una qualsiasi foto o disegno di diversi momenti della vita degli scavi, risultata completamente costruita ex novo con mattoni in tufo di moderna fattura».