LA proposta del leghista Pagliarini, che lo Stato venda il Colosseo per rinsanguare le sue finanze è stata accolta da un'ondata di sdegno. L'unica eccezione è stata, su Libero di ieri, l'articolo di Alberto Mingardi che riconduce la proposta alla sua effettiva realtà: si tratterebbe di fare quello che negli Stati Uniti è una prassi abituale, che cioè la tutela dei musei venga affidata all'iniziativa imprenditoriale, che spesso è in grado di garantirne una migliore gestione: molti tesori, se lasciati all'amministrazione dello Stato, resterebbero ad ammuffire nei sotterranei. Ma questa giusta reazione di Libero si scontra con la retorica dell'orgoglio patrimoniale, secondo cui il Colosseo sarebbe un simbolo intoccabile. Veltroni, quasi fosse l'ottavo re di Roma, si è affrettato a esclamare che si è ai confini della decenza. Dal canto suo Storace ha bollato l'iniziativa come una "goliardata stupida", mentre altri hanno chiesto a Pagliarmi perché non propone allora di vendere il duomo di Milano. Vorrei aggiungere una considerazione sostanziale all'ineccepibile difesa tecnica compiuta da Libero. Il Colosseo è certamente una delle massime glorie artistiche italiane, ma quale simbolo architettonico non è affatto il vessillo di ideali elevati. Chi conosce le Confessioni di sant'Agostino non ignora la sua appassionata requisitoria contro gli spettacoli di cui il Colosseo era teatro. Altro che duomo di Milano! Quest'ultimo è sempre stato un luogo di culto, mentre il Colosseo, mirabile opera d'arte, è stato però l'ospite di alcune tra le consuetudini più sanguinarie del mondo antico. In realtà occorre distinguere il piano concreto della difesa del patrimonio artistico da quello fumoso dell'orgoglio ideologico. Ai fini della difesa delle opere d arte ha ragione Mingardi: esse possono trovare maggiori garanzie di tutela da parte di un privato che disponga di mezzi adeguati che non da parte dello Stato. Quanto invece all'orgoglio ideologico, difendere il Colosseo come simbolo di civiltà sarebbe come difendere la pittura di una scena di guerra come simbolo della pace. Naturalmente non accadrà mai che lo Stato venda davvero il Colosseo. Ciò non toglie che la proposta, lungi dall'essere obbrobriosa, rientri nella logica della tutela dei musei quale ormai si va affermando nel resto del mondo. Sant'Agostino racconta che un suo allievo, Alipio, fu trascinato da alcuni amici ad assistere a uno spettacolo del Colosseo. Ne uscì "ebbro di sanguinaria voluttà". L'indomani certamente il santo filosofo non si sarebbe scandalizzato di sottrarre all'insegna del potere di Roma quel palcoscenico dell'orrore.