POMPEI. «Un sindaco per la città antica? Assurdo. Date, invece, più poteri al sindaco che c'è già. Senza cercarne uno nuovo». Il sindaco della città nuova Claudio D'Alessio è categorico e disapprova la proposta che Andrea Carandini, presidente del consiglio superiore dei Beni Culturali, lancerà oggi a «Florens 2010», la settimana internazionale dei beni culturali che si tiene a Firenze. «Bisogna immaginare per Pompei forme organizzative adatte alle necessità dell'archeologia attuale e del nuovo pubblico - ha affermato Carandini - in cui gli archeologi collaborino con un manager cui va affidata la gestione: anche Pompei ha bisogno di un sindaco. Bisogna insomma fare squadra tra competenze diverse, al di sopra degli interessi corporativi, per il bene generale di questo dono del fato dovuto a una tragedia. La tutela deve, comunque, restare nelle mani dei Soprintendenti». Il sindaco che già c'è, rifiuta senza indugi la proposta di istituire la figura di un sindaco a cui affidare la gestione del sito archeologico. «Pompei ha già un suo sindaco e un ente amministrativo - afferma D'Alessio - e non capisco la ragione per la quale immaginare una figura diversa da quella già presente sul territorio. Qui si sconfina nella fantapolitica. Bisognerebbe, invece, rilanciare proposte più concrete e vicine alla realtà, affidando maggiori competenze agli enti locali anche nell'ambito della cura del sito archeologico. All'amministrazione comunale, invece, viene soltanto chiesto di spendere soldi per la gestione ordinaria della cosa pubblica». D'Alessio ribadisce nuovamente il concetto che è la città nuova a pagare le bollette della città antica. «Ci occupiamo dei rifiuti, della sicurezza e della tenuta delle strade e mai dell'area archeologica. Non vedo il motivo per il quale l'amministrazione del comune non venga coinvolta nelle decisioni sugli scavi. È necessario, invece, dare maggiore responsabilità al comune. Carandini - continua il sindaco - ha ragione su un punto: la tutela tecnica dei beni conservati negli scavi va affidata ai soprintendenti. È la gestione amministrativa che dovrebbe essere condivisa con gli enti del territorio». Mentre si continua a immaginare nuove forme di gestione, per l'unico agglomerato urbanistico che testimonia la quotidianità dei romani di duemila anni fa, sul fronte delle indagini non emergono novità di rilievo. I carabinieri hanno consegnato alla procura di Torre Annunziata i fascicoli relativi ai lavori di restauro dati in appalto negli ultimi due anni, le relazioni dei custodi che segnalavano crolli strutturali e le perizie relative agli interventi dei tecnici della soprintendenza. È intenzione dei magistrati comparare le segnalazioni dei custodi con quelle degli interventi effettuati dai responsabili della tutela dell'area archeologica, per stabilire se ad ogni allarme c'è stata una puntualità di intervento. Il Ris dell'archeologia, intanto, continua con il delicato lavoro di analisi e screening delle macerie della casa dei Gladiatori, ancora accumulati nell'area del crollo sottoposta a sequestro. Cosa sarà possibile salvare e restaurare? «È ancora presto per dirlo - affermano gli esperti dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro - occorre tempo e pazienza». La speranza di ricostruire la «Schola Armaturarum» è arrivata dall'onorevole del Pdl Valentina Aprea, presidente della Commissione: «Rimetteremo in piedi la casa dei gladiatori - ha detto - oggi la tecnologia ci consente di farlo. Pompei è un sito straordinario e lo deve essere anche negli interventi». I custodi, dopo le gravi denunce avanzate in merito ai possibili «crolli annunciati» hanno lasciato la parola alla magistratura. «Noi abbiamo denunciato - dicono - l'inchiesta è stata aperta, abbiamo fiducia della magistratura e confidiamo in una rapida chiusura delle indagini»