Sono al via i lavori di restauro di una parte importante della Basilica di Sant'Abbondio a Como, nella prima campata del presbiterio Sono al via i lavori di restauro di una parte importante della Basilica di Sant'Abbondio a Como, nella prima campata del presbiterio. Finanziato dalla Famiglia Comasca con circa 30mila euro, il progetto verrà realizzato dal team di restauro dell'Accademia Galli, guidato dalla professoressa Vanda Franceschetti. «L'idea risale a diversi anni fa - spiega Piercesare Bordoli, presidente della Famiglia Comasca - e mantiene una promessa fatta all'allora rettore di Sant'Abbondio, don Luciano Salvadé». All'epoca la Famiglia Comasca era già impegnata nel restauro della Quadreria del Sant'Anna e dovette quindi aspettare prima di poter mettere mano al nuovo progetto. Il quale, peraltro, ha avuto bisogno di una lunga messa a punto, soprattutto per la posizione elevata dell'area da restaurare, raggiungibile solo con ponteggi molto alti e quindi costosi. «Con pazienza siamo riusciti a limare i costi del ponteggio, riportando il tutto entro limiti accettabili» dice Bordoli. L'intenzione è terminare i restauri entro luglio 2011 «in modo da poter ripresentare la Basilica nel pieno del suo splendore per la festa del santo patrono, il 31 agosto», conclude il presidente. «Lavoreremo su una volta crociata dell'area presbiteriale. Gli ultimi interventi in questa zona della chiesa risalgono al 1933 per opera di Mauro Pelliccioli che eseguì il "descialbo", ovvero l'eliminazione degli strati di vernice bianca che in alcuni punti coprivano gli affreschi di tutte le pareti», spiega la docente Vanda Franceschetti. L'opera di pulizia del Pelliccioli permise di riportare alla luce alcuni particolari degli affreschi originari - quattro troni e un cielo stellato - che erano stati nascosti dagli inserimenti di elementi del barocco, poi rimossi durante il XIX secolo. «Il Concilio di Trento aveva introdotto novità nell'architettura e nello stile decorativo delle chiese, dando il via alla diffusione dell'arte barocca», spiega l'esperta. All'inizio dell''800 ci fu un ritorno alle forme classiche e romaniche e le chiese furono "ripulite" dagli elementi considerati non consoni agli originali. Per qualche motivo, però, la volta crociata fu ricoperta con uno strato di pittura bianca. Quella che sarebbe stata eliminata con il descialbo dei primi anni Trenta del secolo scorso, permettendo di riportare alla luce due rosoni e gli affreschi nel sottarco dell'arco trionfale. «Le note dell'epoca indicano che lo "scialbo", in questo punto, era durissimo e che l'intervento dovette andare, per forza di cose, molto in profondità. Il risultato è che quello che possiamo vedere oggi è originale solo per un 10, forse anche meno. I quattro troni e il cielo sono una ricostruzione fatta dal Pelliccioli sulla base dei pochi frammenti sparsi tornati alla luce». Quale tipo di intervento eseguire, adesso? Si deve togliere ciò che è stato aggiunto nel 1933, o mantenere lo stato delle cose come le vediamo oggi? Il dibattito con la Soprintendenza è aperto e una decisione è attesa in questi giorni. L'opinione della docente è di mantenere il lavoro del Pelliccioli, non solo perché ormai storicizzato - «È lì da un'ottantina d'anni», dice la docente - ma perché toglierlo significherebbe avere una grossa macchia bianca, vuota di ogni decorazione, immediatamente visibile. E, in ogni caso, l'interpretazione data dal restauratore di quegli anni si basava su elementi oggettivi ben riconosciuti. Franco Cavalleri