CAMPANIA - Almeno fino a quando non finirà per disgregarsi totalmente sotto l'acqua e l'incuria di chi dovrebbe custodirla come un bene preziosissimo per il paese. Evviva. Com'è che manca il punto esclamativo? È che siamo in pochi a gioire per il riconoscimento, che pure premia a giusta ragione una delle risorse fondamentali del nostro territorio: quella del cibo buono e giusto, del mangiare sano e del forte senso di identità comunitaria che nasce dai comportamenti legati alla tavola. Il dossier avviato da Italia e Spagna dal 2007 si conclude con soddisfazione formale dei ministeri e con il mesto contrappunto di un disincanto generale. Se, come diceva Flaiano, gli insuccessi ci danno alla testa, figuriamoci le vittorie di Pirro. Proprio noi meridionali, che abbiamo insegnato al mondo come si mangia (evvìa, lasciateci passare qualche furia retorica), lasciamo che i nostri affetti più cari siano travolti da una pesante coltre di malaffare e di insipienza politica. Persino l'orgoglio di avere inventato un gioiello di green economy soccombe sotto i crolli delle nostre aree archeologiche e la marea nera della munnezza. Che cosa c'entrano due argomenti così diversi? C'entrano. Ambientalista e glocal è la nostra dieta a chilometro zero: che non inquina l'ambiente, perché è stagionale e frugale; che non inquina le coscienze, perché è un modello di serena convivialità millenaria. Un popolo che mangia così dovrebbe vivere in un contesto ugualmente armonico, in cui anche lo smaltimento dei rifiuti diventa una delle tappe di un modello di sostenibilità «virtuosa». Quello che invece succede in Campania è sotto gli occhi di tutti. E persino chi continua con ostinazione nella raccolta differenziata finisce per arrendersi, davanti ai video girati e trasmessi su You Tube che mostrano in pieno centro cittadino lo svuotamento dei singoli bidoni nello stesso contenitore. L'altra figuraccia globale che ci fa tristemente riflettere è Pompei. Anche qui l'etichetta «patrimonio dell'umanità» ci sta come l'ultimo sfottò del principe De Curtis. Patrimonio di tutti cioè di nessuno, polo archeologico di rilevanza mondiale che cade a pezzi tra furfantesche complicità locali e nordico disinteresse. Siamo al punto in cui qualcuno (e come dargli torto?) chiede, prima che sia troppo tardi, un commissariamento internazionale, con la gestione diretta dell'Ue o delle Nazioni Unite. Che cosa dunque festeggiare? La salubre dieta di una Campania che Felix non è più, simbolo distintivo di un territorio magnifico e benedetto dagli dèi che non siamo capaci di tutelare. Tra il canto a tenore sardo e i pupi siciliani, gli altri due elementi italiani