Sgarbi: «I fiorentini non vogliono la Loggia Isozaki che è solo uno sgabello rovesciato. I soldi pubblici vanno spesi meglio. Bene ha fatto la Cdl a opporsi». «Parlerò dello scempio della Fortezza con la stampa estera» «La loggia di Isozaki è un troiaio, una scatoletta per sardine». Vittorio Sgarbi è tornato a Firenze per parlare del progetto dell'architetto giapponese Arata Isozaki per la pensilina che dovrebbe sorgere all'uscita della Galleria degli Uffizi, e che ha sempre visto il critico d'arte contrario, sin dai tempi in cui era sottosegretario ai Beni culturali. Invitato dal consigliere comunale dell'Udc, Mario Razzanelli, per commentare il sondaggio secondo cui il 66 dei fiorentini sono contrari alla struttura, Sgarbi ha detto che «non c'era bisogno di una rilevazione statistica per capire che quel progetto fi, quello sgabello rovesciato, quella scatola di sardine non la vuole nessuno. I soldi pubblici andrebbero spesi meglio per risanare altre partì della città, non per imbruttire il suo stupendo centro storico». E cita il caso dell'ex convento di Sant'Orsola, davanti allo spazio culturale Bzf della Val-lecchi, da anni in condizioni di degrado: «Che si spendano soldi per recuperare quella bruttura, invece di buttare il denaro dei cittadini in opere che devastano la bellezza della Firenze rinascimentale». Sgarbi si dichiara «d'accordo col sovrintendente Antonio Paolucci quando sostiene che, se una cosa non piace, non vuoi necessariamente dire che non vada bene. È vero che l'estetica non può essere messa ai voti. Ma nel caso della loggia non c'è niente da capire: è un troiaio». Sulla vicenda della pensilina l'ex sottosegretario nota compiaciuto che «la volontà politica dell'opposizione fiorentina ha trovato il sostegno del Governo, unendo la ragione politica a quella della bellezza». E l'azione del ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani «è stata giusta», finendo per coincidere con la «volontà popolare» che, in base al sondaggio di Razzanelli, non vuole la loggia. Sgarbi ha quindi invitato i fiorentini a «resistere, resistere, resistere contro cose che non so-10 né di destra né di sinistra, ma che vanno solo contro la cultura», ribadendo che il progetto di Isozaki non si può fa passare «per un'opera di restauro, è un intervento architettonico invasivo». Una stoccata pesante, come nel suo stile Sgarbi la riserva ad Assindustria Firenze, che in una nota diffusa l'altro ieri si era espressa a favore della realizzazione della loggia di Isozaki, altrimenti ne andrebbe della «credibilità della città». «Bene ha fatto il Giornale delle, Toscana a denunciare certe affermazioni. La credibilità di Firenze e nel mondo - dice Sgarbi - dipende da Brunelleschi, Masaccio, Donatelle, Michelangelo e dagli Uffizi. Non certo da Isozaki. Gli industriali dovrebbero stare zitti e fare il loro mestiere. Quello di Isozaki è un progetto che ha senso in un luogo dove la civiltà è inespressa e dove si aspetta il futuro. Mentre Firenze è una città che ha il futuro nel suo passato». L'ex sottosegretario se la prende con «l'errore di amministratori e sovrintendenti che hanno fatto male il loro lavoro, dando l'assenso al progetto: sono loro che devono pagare, non la città, che non può essere punita con quest'opera che danneggia non solo il centro storico di Firenze, ma la credibilità dello stesso architetto giapponese». Vittorio Sgarbi ha poi focalizzato l'attenzione su quello che definisce «lo scempio della Fortezza da Basso di Firenze», riferendosi alle strutture in cemento armato che sorgono accanto alle mura cinquecentesche, opera di architettura militare di Giuliano da Sangallo. «È una mostruosità ancora peggiore della pensilina di Isozaki - ha affermato Sgarbi - perché questa non è stata ancora realizzata, mentre i lavori alla Fortezza andavano avanti nell'indifferenza generale». Motivo per cui ha promesso di «rilanciare l'attenzione su questa ennesima ferita al nostro patrimonio culturale con una conferenza stampa che sto pensando di organizzare alla sede dell'Associazione della stampa estera, per dare il giusto rilievo internazionale a questo orrore che avviene sotto i nostri ocelli, con la compiacenza degli amministratori di Firenze». Infine un riferimento «a un altro mostro in costruzione a Firenze», il Palazzo di Giustizia di Novoli: «Non si capisce perché le più brutte architetture degli ultimi cinquanta anni i i guardino i palazzi di giustizia, fatti tra l'altro con un dispendio enorme di danaro. E anche quello di Firenze, realizzato con un ritardo decennale, è un vero orrore». Se Sgarbi si è concentrato sulle «brutture architettoniche» di Firenze più note a livello nazionale e internazionale, Razzanelli ha citato gli altri «scempi urbanistici. A cominciare da quello che è conosciuto come "il mostro di Gavinana", l'Ipcrcoop di viale Giannotti», di cui il capogruppo Udc mostra una foto ;i un attonito Sgarbi, che boccia lapidario. L'esponente centrista ha poi richiamato l'attenzione sulla pensilina che sorgeva un tempo nella piazza antistante il mercato centrale di San Lorenzo. «È scomparsa - denuncia Razzanelli - e sembra che parte degli elementi della struttura, ospitati in un deposito siano stati trafugati, come le vecchie pietre con cui era pavimentata un tempo piazza della Signoria». Ci sono infine quelli che il capogruppo Udc chiama «i mostri morali. E mi riferisco alla linea della tranvia Scandicci-Firenze, di cui non è stata prevista una fermata davanti all'ospedale di Torregalli, ma davanti all'Ipercoop di San Lorenzo a Greve. Questi sono degli atti gravissimi, che testimoniano come l'amministrazione di sinistra non tenga in minima considerazione i bisogni reali dei cittadini».
Firenze oggi costruisce solo mostri
Vittorio Sgarbi ha parlato del progetto di Arata Isozaki per la pensilina all'uscita della Galleria degli Uffizi a Firenze. Sgarbi è contrario al progetto e sostiene che i soldi pubblici dovrebbero essere spesi meglio per risanare altre parti della città. Ha anche criticato l'ex convento di Sant'Orsola e la Fortezza da Basso, definendoli "scempi" e "mostri". Sgarbi ha invitato i fiorentini a resistere contro il progetto di Isozaki e ha affermato che la credibilità di Firenze dipende da artisti come Brunelleschi, Masaccio e Donatello, non da Isozaki.
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