La Corte Ue ha detto che la distruzione sarebbe stata sufficiente visto che la lottizzazione era abusiva. Giuste le pressioni del pm Ogni proposta di intervento edilizio non può che ripartire da zero Sembra paradossale che si rimproveri al magistrato di fare il suo mestiere Sembra paradossale che si rimproveri al pm di fare il suo mestiere: di esercitare pressioni per il ripristino della legalità. Ma sarebbe il meno. Il massimo sarebbe di far passare come illegale, o come vieto giustizialismo, la stessa demolizione dei palazzi. Come si tende a fare da parte di alcuni esponenti del centro-destra. Ma la demolizione dei fabbricati non va confusa con la confisca dei suoli. A cadere sotto la scure di Strasburgo è stata la legge statale che prevede la confisca dei terreni oggetto della lottizzazione oggettivamente abusiva pure in caso di assoluzione degli imputati. Una misura sproporzionata, secondo la Corte, giacchè l85 dei terreni non era costruito. Sarebbe stato "ampiamente sufficiente prevedere la demolizione delle opere abusive e dichiarare linefficacia del progetto di lottizzazione". Dunque, la demolizione non è stata bocciata. Una volta accertato labusivismo edilizio, era necessaria. Ma anche sufficiente. Non fosse che per evitare il fatto "paradossale", secondo i giudici, che il Comune di Bari, responsabile della concessione illegale, divenisse poi proprietario dei beni confiscati. Che fare ora? Impressiona lestemporaneità delle proposte avanzate a caldo di qua e di là. Si passa da quella hard di porre adesso, nondimeno, un vincolo di inedificabilità assoluta su quei terreni a quella soft tanto soft da assomigliare ad una resa senza condizioni di stabilire una compensazione delle volumetrie perdute dai costruttori. Come dire: a punta Perotti ormai cè un parco, voi costruttori mollate losso, noi in cambio vi offriamo di costruire gli stessi volumi in altre zone della città. Delle quali bisognerebbe probabilmente cambiare la destinazione: renderle, cioè, edificabili. Ma in base a quale progetto di città, in base a quale disegno urbano? La città non è una specie di supermercato, in cui gli scatoloni si possono spostare senza danno da uno scaffale allaltro. Comunque, le compensazioni non sono previste dal vigente piano regolatore. Bisognerebbe modificarlo. Ma neppure la proposta, apparentemente tosta, dellinedificabilità assoluta lo è. Un detto barese recita che alla chiesa di Santa Chiara prima rubarono e poi misero le porte di ferro. Perché non sè fatta prima la variante al piano regolatore? Quando pure era necessaria per destinare definitivamente a verde il terreno di punta Perotti. Perché tuttora quel terreno è parzialmente edificabile. Sia pure con un indice modesto, che consentirebbe ad esempio la costruzione di attrezzature balneari. Altro non si può costruire senza offendere i valori paesaggistici. Siamo, infatti, a meno di 300 metri dal mare. Allora la via maestra è sempre quella di seguire la legge. E le sentenze. I terreni sono di proprietà dei costruttori. I quali hanno diritto ha detto Strasburgo anche al risarcimento del danno. Che non è conveniente incrementare ponendo solo adesso un vincolo di inedificabilità assoluta. Propongano i costruttori che cosa fare di quei terreni. Non certo la lottizzazione presentata allepoca e dichiarata abusiva. Sul punto le sentenze italiane non sono state toccate dalla Corte di Strasburgo. Che, come ricordato, ha ritenuto giusta la demolizione dei manufatti illegali. Ogni proposta di intervento edilizio non può, dunque, che ripartire da zero. Nel rispetto dei vincoli paesaggistici vigenti. Nella legge, non in ennesimi proclami, i baresi trovano la garanzia che saracinesche a punta Perotti non ce ne saranno più.
BARI - Labbattimento non è mai stato in discussione ora non cediamo allo scambio di volumetrie
La Corte di Strasburgo ha dichiarato che la demolizione dei manufatti illegali costruiti sul terreno di punta Perotti è sufficiente, nonostante la lottizzazione abusiva. La Corte ha ritenuto che la legge statale che prevede la confisca dei terreni oggetto della lottizzazione abusiva è sproporzionata e ha dichiarato che la demolizione è stata "ampiamente sufficiente". La Corte ha anche affermato che il Comune di Bari, responsabile della concessione illegale, non dovrebbe diventare proprietario dei beni confiscati. Oggi, i costruttori devono ripartire da zero e rispettare i vincoli paesaggistici vigenti.
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