Il gup: ai costruttori larea dove sorgeva lecomostro Lo sconcerto degli ambientalisti: nessun passo indietro, si tuteli il paesaggio La struttura sul lungomare di Bari era stata abbattuta nel 2006, dopo anni di battaglie legali BARI - Lerba è appena cresciuta e gli alberi hanno da poco messo le radici. Ma il grande parco verde sul lungomare a sud di Bari rischia di essere nuovamente travolto dal cemento. I suoli su cui sorgeva lecomostro di Punta Perotti tornano infatti nelle mani delle tre imprese costruttrici. Con una sentenza di quindici pagine ieri il giudice per ludienza preliminare del Tribunale di Bari, Antonio Lovecchio, ha revocato la confisca dei terreni e ha disposto la restituzione degli stessi ai proprietari. Alla base della decisione del magistrato cè un semplice assunto, avvalorato da una precedente sentenza della Corte Europea del 29 gennaio 2009: «Se non cè il reato, non ci può essere la confisca». Le tre società Sud Fondi, Ma. Bar. e Iema che costruirono in riva al mare i tre palazzi alti tredici piani, poi abbattuti in diretta tv ad aprile 2006, agirono nel rispetto della legge e gli imprenditori Matarrese, Andidero e Quistelli, imputati nel processo per lottizzazione abusiva dei suoli, furono assolti. Per questo dunque la confisca è da ritenersi arbitraria ed illegittima. Una decisione inevitabile quella di Lovecchio che segue, come scrive lo stesso gup, «linterpretazione letterale e logica della norma». La revoca della confisca è in poche parole «la diretta applicazione della normativa posta a fondamento della decisione della Corte Europea dei Diritti dellUomo e della sua ritenuta arbitrarietà al cospetto di una sentenza di assoluzione». E la restituzione ne è la conseguenza come «risarcimento per equivalente di un danno ormai accertato». È questo dunque lesito di oltre tredici anni di battaglie giudiziarie. La storia della lottizzazione di Punta Perotti comincia infatti nel 1992 quando il consiglio comunale di Bari adotta ed approva i piani di lottizzazione proposti dalle aziende Andidero, Matarrese e Quistelli. Nel 1995 viene rilasciata la concessione edilizia, ma contro lecomostro si scatena la battaglia degli ambientalisti. E così nel 1997 arriva il primo sequestro preventivo del cantiere per lipotesi di reato di lottizzazione abusiva. Otto persone vengono indagate, ma poi assolte perché il reato non sussiste. Si susseguono ricorsi e sentenze, fino allaprile del 2006 quando le tre strutture vengono demolite in diretta tv e davanti agli occhi di migliaia di cittadini. Sui sei ettari di terreno sorge un parco, nelle aule invece continua la battaglia. Che porta le tre imprese a fare ricorso alla Corte Europea. Da Strasburgo arriva la prima vittoria dei costruttori che ieri il giudice di Bari ha nuovamente riconosciuto. Ma cè ancora un elemento da chiarire, secondo Lovecchio: le presunte pressioni, riferite dal legale Renato Verna, che il Comune di Bari avrebbe ricevuto dagli organi giudiziari per labbattimento del complesso edilizio. Per questo lordinanza di revoca della confisca è stata trasmessa alla Procura generale presso la Corte dappello. La decisione ha provocato lo sconcerto di Wwf e associazioni ambientaliste: «Lì deve sorgere un parco, non si può tornare indietro».
Punta Perotti, si riapre il caso annullata la confisca dei terreni
Il Tribunale di Bari ha revocato la confisca dei terreni dove sorgeva lecomostro di Punta Perotti e ha disposto la restituzione agli imprenditori che costruirono il complesso edilizio. La sentenza segue linterpretazione letterale e logica della norma e segue la decisione della Corte Europea dei Diritti dellUomo. La revoca della confisca è considerata arbitraria ed illegittima. La restituzione è considerata un risarcimento per equivalente di un danno ormai accertato. La storia della lottizzazione di Punta Perotti comincia nel 1992 con lapprovazione dei piani di lottizzazione e si è svolta una battaglia giudiziaria che ha portato alla demolizione delle strutture nel 2006.
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