La vicenda dei palazzi sul lungomare ha scatenato una guerra di ricorsi e carte bollate I giudici europei ritengono la confisca dei suoli una sanzione arbitraria e LE RUSPE segnano anche linizio di un nuovo capitolo giudiziario, una guerra ulteriore, fatta di carte bollate, ricorsi e provvedimenti dei giudici che arriva sino ad oggi, alla decisione del gup Antonio Lovecchio, non ancora definitiva, ma soltanto provvisoria, senza contare lo spettro del risarcimento: 571 i milioni di euro invocati allo Stato dalle aziende costruttrici. Nelle aule la storia di Punta Perotti, lecomostro costruito in unarea troppo vicina alla battigia, comincia il 22 marzo del '97 con un ordine della procura che sequestra il cantiere. Otto mesi più tardi la Cassazione, accoglie il ricorso e i sigilli vengono rimossi. Il caso sfocia in un processo e nella prima sentenza il 10 febbraio del '99. Il gup Maria Mitola, al termine del processo con rito abbreviato, ordina la confisca del complesso, ritenuto abusivo, ma assolve gli otto imputati, imprenditori e progettisti. Ma la decisione viene annullata dai giudici della Corte dAppello che revocano il provvedimento di confisca. E la Cassazione a scrivere lultima pagina, almeno per quanto riguarda la regolarità delle costruzioni. I giudici della Suprema Corte ordinano nuovamente la confisca, la demolizione dei palazzi, ma confermando lassoluzione degli imputati. E il gennaio del 2001, una data storica perché di fatto apre la strada allabbattimento dellecomostro. E il sindaco Michele Emiliano, a due anni dalla sua elezione, a tradurre in realtà il contenuto della sentenza della Cassazione. Il 2 ed il 24 aprile le ruspe abbattono lecomostro e limmagine della colata di cemento trasformata in macerie, fa il giro del mondo. La demolizione di Punta Perotti diventa un simbolo delle battaglie contro ogni forma di cementificazione. Ma i costruttori continuano a pensare che labbattimento dei tre palazzi sia un provvedimento ingiusto. Dopo un ricorso per bloccare le ruspe, deciso il giorno precedente alla demolizione, giocano la carta della Corte europea dei diritti delluomo. Nel frattempo, il 15 marzo del 2008, larea delle tre "saracinesche" diventa un parco verde. Ma da Strasburgo arriva una doccia fredda. I giudici europei ritengono la confisca dei suoli una sanzione arbitraria e condannano lItalia per violazione dellart.7 della Convenzione dei diritti. La confisca in altri termini, spiegano, costituisce uningerenza nel legittimo diritto dei ricorrenti di beneficiare delle loro proprietà. Oltre a riconoscere alle imprese un indennizzo di 40mila euro ciascuna, la Corte di Strasburgo si è riservata quantificare il danno materiale da risarcire, invitando il governo a cercare un accordo. Lincidente di esecuzione proposto dallAvvocatura dello Stato è un tentativo di ridimensionare, con la restituzione dei terreni ai costruttori, il valore della somma a cui ambiscono le imprese, 571 milioni di euro.