Castelvetrano. Patrimonio archeologico sempre più a rischio anche nel parco archeologico di Selinunte, dove dopo il tempio «C», da oltre 10 anni sorretto da una impalcatura in ferro ormai molto fatiscente, è adesso anche il tempio «E» a reclamare attenzione per non finire a pezzi privando l'umanità di un bene che le appartiene. Entrambi i templi sono tra i più antichi esempi di architettura templare dorica esistente. Negli ultimi giorni nel tempio «E», palcoscenico naturale in estate di spettacoli vari, sono stati collocati nastri bicolore che delimitano le colonne a cui è sconsigliato avvicinarsi perché, a causa del ferro utilizzato insieme con il cemento per un restauro effettuato circa 40 anni fa e ormai in pessime condizioni, da alcune di esse si sono staccati calcinacci. Il corpo centrale del tempio è invece ancora fruibile. «Nei giorni scorsi ho presentato una perizia di somma urgenza affinché si intervenga sul tempio E e sui capitelli 13 e 14 del tempio C - ha sottolineato Caterina Greco, direttrice del Servizio parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa, che si è insediata circa due mesi fa -. I lavori potranno essere eseguiti quando disporremo delle somme necessarie che abbiamo chiesto con progetti da finanziarsi con fondi Por-Fesr. Circa l'impalcatura che sorregge il tempio C, invece, benchè sia un orrore estetico, questa ci consente di salirvi sopra e monitorare così la situazione». Negli ultimi anni è stata Legambiente Sicilia a lanciare ripetuti allarmi per attirare l'attenzione sul precario stato di salute dei templi del parco archeologico di Selinunte, il più vasto d'Europa con i suoi 270 ettari di superficie. A giugno Legambiente chiese provocatoriamente alla Regione di sottoporre a vincolo l'impalcatura che sostiene il tempio «C» e che l'assessore ai Beni culturali dell'epoca, Armao, assicurò che sarebbe stata rimossa entro quest'anno. Il sito a tutt'oggi manca di punti di ristoro, bagni, fontanelle e in estate non è fruibile per visite serali. Margherita Leggio 15112010