Il direttore del parco, Caterina Greco: interventi urgentissimi Selinunte, transennata l'area attorno al tempio Il tempio E di Selinunte è parzialmente off-limits ai visitatori. Da qualche giorno i custodi hanno provveduto a transennare la parte posteriore del tempio, quello dell'opistodomo (lo spazio posto dietro la cella), per evitare che i calcinacci in cemento (utilizzato per riempire le parti mancanti in fase di restauro) vengano giù sui turisti che sono costretti a mantenersi a debita distanza. Le colonne del tempio più maestoso del parco archeologico più grande d'Europa da anni continuano a sbriciolarsi in alcune parti e i tondini in ferro messi a sostegno nel 1959 durante la criticata ricostruzione, si sono arrugginiti e sono in bella vista. Già nel giugno del 2007 il «Giornale di Sicilia» evidenziò quei mancati restauri. E da allora tutto è rimasto per com'era. Anzi, la situazione sembra che sia peggiorata, anche sedi poco. «Non parlerei di situazione di pericolo - dice Caterina Greco, direttore del neo parco archeologico di Selinunte e Cave di Cusa "Vincenzo Tusa" - ma sicuramente che necessita un intervento urgentissimo». A Selinunte ogni anno arrivano migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo e da più di un decennio sui templi sono mancati gli interventi di restauro. Sul tempio E, da quando è stato ricostruito - nel 1959 su quello originale - non è stata effettuato alcun restauro. Ma ora sembrano arrivare buone notizie. «Mettendo in conto che il parco è nato a metà settembre, abbiamo fatto salti mortali per presentare un progetto che riguarda sia il tempio E che quello C - dice la Greco - per un totale di 2,8 milioni, sperando di ottenere i fondi comunitari». «E' evidente - ammette l'assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Missineo - che, in passato ci sono state alcune difficoltà, provocate anche dalla delicatezza e dalla specificità delle azioni di rifacimento, ma speriamo di riuscire nel più breve tempo possibile a dare il via alle opere per riportare i templi al loro originario splendore». Sulla carta c'è il progetto. Come quello, con perizia di somma urgenza, presentato per il tempio C all'Acropoli, dagli anni Duemila ingabbiato dentro un'impalcatura di ferro montata soltanto per l'analisi e il consolidamento. Poi rimasta, però, per lunghi anni e sino ad oggi. Il neo parco ha chiesto 200 mila euro per intervenire subito. «Aspettiamo che la Soprintendenza di Trapani ci dia l'ok e la Regione ci finanzi» dice la Greco. I turisti, intanto, da quasi dieci anni, cercano di scrutare, tra i tubi e pedane di ferro, quelle tredici colonne che, tra il 1925 e 1927, furono risollevate, recuperando parte dell'edificio all'ammirazione del mondo. La neo direttrice del parco, comunque, guarda oltre: «C'è la necessità di riprogettare I nuovi viali per le visite - dice la Greco - con l'illuminazione e quindi di incentivare ogni forma di fruizione del parco».