Raccontare la storia dell' arte degli ultimi trent'anni, subito dopo i ruggenti Sessanta fino al cambio del millennio: il ritorno della pittura e le sperimentazioni tra video e tecnologie, la formazione delle nuove scuole e la ricerca dei singoli artisti, la nascita della Transavanguardia e i protagonisti dell'Arte povera. È il futuro della Galleria nazionale d'arte moderna come lo sta progettando la nuova soprintendente Maria Vittoria Marini Garelli, a capo di un'istituzione da sessantamila visitatori all'anno soprattutto stranieri, con importanti collezioni per l'Ottocento italiano riallestite negli ultimi dieci anni in particolare a cura di Sandra Pinto. «Questo museo è nato per contenere l'arte italiana moderna, ma il racconto è ancora incompleto : resta da scrivere tutta la storia più recente. È indispensabile riposizionare la nostra arte nel contesto internazionale, sempre tenendo conto delle radici italiane. Io credo che gli anni Settanta e Ottanta vadano analizzati a fondo. Penso, fra l'altro, al rapporto arte-fotografia e all'importanza della ceramica. È indispensabile accostare veramente il pubblico all'arte contemporanea», spiega Marini Clarelli che intende organizzare una mostra-omaggio sul lavoro della galleria La Tartaruga, inaugurata da Plinio De Martiis nel 1954, con le opere di Rothko e Twombly ma anche una personale su Emilio Vedova e lavori che chiama «di intersezioni» fra maestri come Rauschenberg e Burri, Velazquez e Bacon mentre è in corso la bella mostra dei lavori incrociati di Sol Le Witt e Mimmo Paladino. Anche se «la scommessa vera è comunicare il museo perché le mostre sono ormai sempre più costose e stanno recedendo nel mondo intero». Tutti obiettivi da mettere a punto nel museo di viale delle Belle arti in maniera propedeutica al lavoro che svolgerà in futuro il Maxxi di via Guido Reni intorno alle arti del 21 esimo secolo. Intanto, sotto il segno dell'arte contemporanea approda proprio alla Galleria nazionale d'arte moderna la XIV Quadriennale: con la sede storica del Palaexpò chiusa è andata in una piccola tournée di anteprima a Napoli e Torino e arriva a marzo in versione completa, con cento artisti selezionati da cinque critici, nell'edificio del Balzani dove peraltro si tenne già nel 1948 sempre per inagibilità dello spazio di via Nazionale. Subito dopo la mostra su Giovanni Boldini, in calendario a dicembre, prenderanno il via i lavori per l'allestimento che coinvolgerà tutte le sale più importanti. E se l'idea è di invitare il pubblico alla comprensione del contemporaneo in un museo che non sia un tempio ma svolga almeno «funzioni moderne di mediatore culturale», diventano necessarie due cose: più spazi e collaborazione tra istituzioni, in tempi di magra di fondi e risorse. Anche per questo, l'intenzione è di siglare un patto con l'università, il Comune di Roma e le istituzioni più importanti che si occupano di arte contemporanea, dal Palazzo delle Esposizioni alle Scuderie del Quirinale: «È importante lavorare per questa città in un momento in cui sembra costituire un modello culturale e in cui unirsi fa la forza». Poi, gli spazi: il progetto di ampliamento dell'architetto svizzero Diener, vincitore di un concorso internazionale cinque anni fa, è fermo per le necessità, espresse a più voci in particolare dal mondo degli architetti, di conservare traccia del padiglione progettato da Luigi Cosenza e che si trova alle spalle della Galleria: qui dovrebbero nascere, in tre anni di lavori e con fondi ancora disponibili, il gabinetto per la grafica, i depositi con sale consultazione, un auditorium e un piccolo caffè. Quando prenderanno il via le demolizioni si riuscirà comunque a tenere in funzione un piccolo book shop, in attesa della nuova gare definitiva per il gestore di tutti i servizi, essendo scaduta la convenzione con la Réunion des Musées nationaux. Ora, spiega la soprintendente, si tenta una soluzione di mediazione: «È un fatto che il lavoro di Cosenza a Roma non sarebbe testimoniato se si buttasse giù quel padiglione. Mantenendolo, Diener dovrebbe rinunciare alla facciata su via Gramsci, a lato dell'Accademia britannica e a parte dei giardini ma il progetto resta quello, dalla cubatura ai volumi. Da parte di tutti c'è comunque la volontà di risolvere questa situazione». Una soluzione di compromesso, si potrebbe dire, comunque un tentativo di uscire dall'impasse: il futuro non può più attendere.
"Largo agli artisti di fine millennio nuovi spazi e grandi mostre"
La Galleria nazionale d'arte moderna di Roma sta lavorando per ampliare i suoi spazi e migliorare la sua offerta culturale. La soprintendente Maria Vittoria Marini Garelli intende riposizionare l'arte italiana moderna nel contesto internazionale e accostare il pubblico all'arte contemporanea. Il museo sta organizzando una mostra-omaggio sul lavoro della galleria La Tartaruga e una mostra sulla XIV Quadriennale. La Galleria sta anche lavorando per ampliare i suoi spazi, con un progetto di ampliamento che coinvolgerà la conservazione del padiglione progettato da Luigi Cosenza.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo