Il David michelangiolesco fu sempre giramondo, ma trovarlo ieri e oggi in piazza del Duomo (dove del resto era, pare, destinato) suscita stupore divertito e suggestione, tanto più se si calpesta, nella medesima piazza una fresca erbetta (da Duomo pisano). Il tutto è frutto di quel principiato rilancio della città che si deve anche al caro amico Giovanni Gentile e agli industriali fiorentini. Performance? Installazione effimera? Non importa, diciamo allora che questa suprema città è avvezza da secoli, a cominciare dal Buontalenti agli apparati e alle festose creazioni di giornata. Bene dunque che se ne riprenda la tradizione. Tanto più se questa è bandiera di un fortino dove, in questi giorni, sono raccolti studiosi e creativi alla ricerca di un rilancio fiorentino, quasi di un nuovo Rinascimento. In proposito c'è da sperare che escano idee costruttive e concrete (ieri Francesco Gurrieri ne ha lanciata una ottima, il "restauro ambientale", o del paesaggio che pare carica di lucide indicazioni). Ora, appunto, il passo è dall'effimero allo strutturale. Il passo nuovo, s'è detto, è passare dal ribadimento della tradizione (alta) e della identità (fortissima), cioè dalla memoria al progetto. E' vero che non c'è progetto senza memoria, ma ora il nuovo vuol dire far rivivere e prosperare, nel segno dell'innovazione (lo so, è difficile), le vocazioni superstiti nel serto della autentica stoffa fiorentina: realismo critico, senso della bellezza, altissima manualità (che oggi vuol dire anche tecnologia sofisticata), conoscenza, o meglio senso, della storicità (insegnataci da Machiavelli e Guicciardini) per far fiorire un migliore oggi e un sicuro domani. Coraggio, il David (dovunque sia sistemato) ci guarda.