Stendhal si è recato sulle rovine di Pompei ben undici volte durante il suo viaggio in Italia, un italiano medio nel corso della sua vita media ci va in media una sola volta, quasi sempre in gita scolastica. Paga un biglietto che costa poco perché in Italia le cose di grande valore, come la cultura, l'arte e la bellezza, vengono svendute a basso prezzo, quasi per principio. Il motivo è che devono essere fruibili da tutti, anche da quelli a cui non gliene frega niente. Un biglietto per andare allo stadio è molto più caro di quello per entrare agli scavi e un calciatore (chiedo scusa per la solita riflessione moralistica e invidiosa) guadagna mille volte di più di un romantico archeologo, di un pignolo filologo o di uno sfigatissimo professore di storia romana. Magari è giusto così, a che cosa serve in fondo la storia romana e se crolla la Schola Armaturarum, che nessuno, ammettiamolo, si ricorda di aver visitato, che sarà mai! Anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, lo ha detto chiaramente, che sono quattro sassi. C'è la crisi, quella vera, quella delle famiglie che non arrivano alla fine del mese, quella dei giovani senza opportunità e senza lavoro, c'è stato pure l'alluvione in Veneto e noi ci dovremmo indignare per una casa di Pompei che prima del 79 a. C. serviva come palestra e deposito per le armi? Viene da pensare che forse la ruvida affermazione di Luca Zaia possa avere qualche fondamento e che da molti altri sia persino condivisa, in silenzio però, perché per ammettere pubblicamente una cosa simile bisogna essere della Lega oppure molti sinceri. Io, comunque, di Pompei mi ricordo solo le strade e i passaggi pedonali rialzati per non far bagnare le persone, la Casa del fauno perché aveva un nome fascinoso e un postribolo in cui i miei compagni di classe si sono soffermati più che altrove ridendo e facendo battute maliziose. Non ricordo se fosse al ginnasio o al liceo, non ricordo il nome del professore che ci accompagnava, probabilmente quello di lettere, non ricordo l'anno ma doveva essere primavera perché le gite scolastiche si fanno da marzo in poi. Per gli italiani, infatti, Pompei è soprattutto questo, il ricordo di una gita scolastica, di un pranzo al sacco e di grandi scarpinate. Una città sepolta, misteriosa testimonianza di un passato di cui ignorano l'importanza e la bellezza. Le gite scolastiche andrebbero abolite, sono un inutile spreco di denaro pubblico in cambio di niente. Perché allora dovremmo indignarci oggi come hanno fatto il presidente della Repubblica e il New York Times, se della casa dei gladiatori, ovvero della Schola Armaturarum, ignoravamo persino l'esistenza? E' un fatto simbolico dicono in molti, ma simbolico di che? Della nostra ignoranza e della nostra ingratitudine verso il passato.
Boom di visite e incassi bassi. Cultura "svilita"
Stendhal ha visitato le rovine di Pompei undici volte durante il suo viaggio in Italia. In media, un italiano medio visita Pompei una sola volta durante la sua vita media, spesso in gita scolastica. Il biglietto per visitare gli scavi di Pompei è molto più economico rispetto a quello per un evento sportivo. Tuttavia, il guadagno di un calciatore è molto più alto rispetto a quello di un archeologo o un professore di storia romana. Il governatore del Veneto, Luca Zaia, ha affermato che la casa di Pompei che serviva come palestra e deposito per le armi non è importante. Alcuni concordano con lui, ma non lo dicono apertamente.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo