Un immenso prato fiorito, pullulante di persone, forse più turisti che fiorentini. Una lectio densa di richiami alle radici della vera fiorentinità, mirabilmente evidenziati dall'arcivescovo Giuseppe Betori. La notizia sulla destinazione finale del quadro «San Zanobi battezza il popolo fiorentino» che sarà custodito nella cattedrale di Santa Maria del Fiore. Sono i tratti salienti della seconda giornata di Florens 2010, la manifestazione voluta da Giovanni Gentile che un primo risultato l'ha già ottenuto: suscitare interesse, anche mediatico, a livello internazionale testimoniando che Firenze, quando vuole, quando cioè è capace di fare squadra, di sottoscrivere un "patto" può recitare ancora un ruolo primario. Anche in una settimana di metà novembre, quando il turismo dei grandi numeri non c'è. E forse, il messaggio più importante è proprio questo: creare in città un motore di interesse capace di smuovere i protagonisti del mondo economico e finanziario, gli accademici, gli opinion maker per dire che Firenze c'è. Ieri mattina anche il sole ha idealmente salutato il prato steso nella notte in piazza San Giovanni. E faceva davvero un bell'effetto vedere l'erba sfiorare gli antichi marmi, riflettere in un gioco cromatico i richiami del verde tra il tappeto che nella notte è già stato trasferito e i secoli di storia dell'architettura voluta dal Brunelleschi. Un segnale che la cultura non è solo stantia, non è un libro polveroso o un quadro catalogato frettolosamente, ma può essere anche un messaggio di rispetto per l'ambiente e contaminazione naturale tra il creato e il creato dell'uomo. Su questi temi l'arcivescovo Betori ha sviluppato una lectio magistralis importante per tutti i fiorentini. Ha ricordato, Betori, che i capolavori dell'arte in questa terra sono sempre stati ispirati se non addirittura commissionati dalla Chiesa e dai mecenati che le ruotavano attorno. Tanto con il David di Michelangelo che ieri troneggiava davanti alla facciata del Duomo, in un trionfo di "copie" (storicamente falsa la facciata della Cattedrale rispetto alla datazione del Duomo, clone fortunato per essere stato issato su uno sprone e per essere poi trasferito oggi sino a piazza della Signoria). Ma c'è di più. Perché ieri mattina nel Battistero, alla presenza delle autorità e del sindaco Renzi è stato ufficializzato anche che l'opera di Bernardino Poccetti sulla conversione della città di Firenze al Cristianesimo sarà destinato, come detto, al Duomo in una collocazione che sarà stabilita direttamente dall'arcivescovo Betori. È stata la sovrintendente Cristina Acidini, intervenuta a conclusione di un'intensa mattinata idealmente aperta dal corteggio del calcio storico con esibizione sul prato di piazza Duomo, e inaugurata nel Battistero da Anna Mitrano con il saluto dell'Opera del Duomo, a ufficializzare la scelta e soprattutto la richiesta avanzata da Betori. La stessa dottoressa Acidini che ha voluto ricordare con grande signorilità, l'impegno sostenuto da Il Giornale della Toscana e dai nostri lettori per il restauro della tela di Bernardino Poccetti che rappresenta proprio la «cacciata» della divinità pagana di Marte a fronte dell'affermazione del Cristianesimo. Un momento particolarmente toccante che ha così colmato una lacuna della direzione artistica del Florens 2010, come aveva ben ricordato ieri il nostro Marco Ferri. Ma c'è di più. E riguarda proprio la destinazione di questo prato. Perché qualche mese fa abbiamo letto su La Nazione che i 4000 metri quadri appositamente stesi in piazza Duomo sarebbero stati destinati a finalità sociali stabilite proprio da Palazzo Vecchio che oggi si trova, invece, a gestirne poco più di un migliaio. Cosa è successo? Ieri mattina il Corriere Fiorentino ha reso noto che il grosso di questo prato sarebbe finito a un campo sportivo di Bagno a Ripoli dove la collaborazione tra pubblico e volontari era riuscito a colmare le inevitabili difficoltà per la stesura del terreno che, secondo i tecnici, ha un margine di resistenza senza essere impiantato di appena 48 ore. Il Comune di Firenze non è riuscito nell'impresa, anche se proprio ieri mattina il sindaco Renzi riferiva ai giornalisti che tutto il prato sarebbe stato suddiviso per differenti esigenze nel proprio territorio di competenza. Andando ad indagare, si è potuto così appurare che dai primi giorni di settembre scorso a ieri gli uffici degli assessorati dello sport e della pubblica istruzione, unitamente alla direzione ambiente si sono rimbalzati documenti, schede tecniche e richieste senza arrivare a una determinazione seria. In altre parole il vero rischio, a poche ore dall'arrivo del prato era che la destinazione potesse essere la discarica invece della finalità sociale. Servivano infatti dei mezzi e del personale in grado di "ritirare" il prato debitamente riarrotolato ieri sera in piazza Duomo e trasportarlo al campo o al giardino di destinazione dove poterlo impiantare. Apparentemente una questione praticabile, non senza qualche difficoltà si intende, ma nei fatti una burocrazia sclerotizzata come quella di Palazzo Vecchio stava per combinarla grossa. Nessun accenno polemico da parte degli organizzatori del Florens, sia ben chiaro. Solo la consapevolezza del fatto che il comune di Bagno a Ripoli è riuscito con pochi mezzi economici e molto volontariato laddove la giunta Renzi, ma soprattuto le dirigenze dei vari assessorati non hanno fatto altro che tirare per le lunghe quello che poteva e doveva essere gestito in maniera idonea. È un'ulteriore manifestazione di come la macchina amministrativa di Firenze non risponda ai comandi. Difficile quindi ipotizzare nuove competenze da delegare a Pa1azzo Vecchio se questi sono i risultati pratici. E qui si riallaccia il discorso del David. Come fiorentini abbiamo gioito nel vedere, seppur una copia, quel David su uno sprone del Duomo (magari non nella collocazione perfetta, ma quello che contava era il colpo d'occhio). Una copia che proprio oggi pomeriggio si confronterà con un altra copia, quella esposta in piazza della Signoria. Una copia che comunque ha fatto capire ai meno distratti come forse andrebbe rivista anche la collocazione dell'originale, oggi custodito alla Galleria dell'Accademia in un contesto "denaturalizzato"; e pensare che proprio attorno ai proventi che derivano dal David originale Renzi aveva aperto una bagarre estiva con il ministero per assicurarsi una fetta maggiore di fondi. Bagarre alla quale è seguita l'ultima disputa con il dirigente del Mibac Resca che proprio l'altro ieri ha contestato al sindaco Renzi la sporcizia che mina l'immagine, ma anche la sostanza, di Firenze. Di fronte alla sentenza del Tar delle ultime ore che determina come la pulizia delle mura esterne dei palazzi dell'arte sia competenza ministeriale, lo stesso sindaco si è detto soddisfatto vedendo riconosciuto ciò che sostiene da mesi. E nelle prossime ore, c'è da scommetterci che farà partire una raffica di ordinanze per far ripulire facciate e ponti. Ma il problema non è questo. Il problema è che dopo avere riverniciato queste pareti bisognerà evitare che le stesse vengano imbrattate di nuovo come purtroppo a Firenze avviene con sempre maggiore intensità e frequenza. Renzi ha fatto in poco più di un anno una bella operazione con la pedonalizzazione di piazza Duomo, eliminando anche il rischio di attraversamento della stessa con la tramvia. Ma occorre un impegno maggiore sul territorio. Dove i privati, come nel caso di Florens da soli o quasi hanno fatto molto di più di tante chiacchiere e di tanti disegni astratti come quelli dell'assessore Da Empoli che, se non erro, dovrebbe interessarsi di cultura. Come uscirne? Con un suggerimento al sindaco: dopo la sovraesposizione mediatica nazionale per i suoi sogni di gloria futuri, si impegni per migliorare Firenze. Iniziando dalla sostituzione di quegli assessori che hanno dimostrato di non essere capaci.