Le associazioni ambientaliste pronunciano un no unanime. A spaventarle non è soltanto la possibilità che il Parlamento alla fine decida di far risuscitare la depenalizzazione dei reati sul paesaggio, ma l'impianto complessivo della delega, accusata di complessità e genericità, nonché di assenza di ben determinati confini temporali. Molti dubbi. «Non si finirà certo con l'approvazione della legge delega. Anzi stigmatizza Stefano Lenzi, responsabile dell'ufficio legale del Wwf sono previsti 18 mesi per elaborare le norme applicative e due anni per gli eventuali aggiustamenti. Di sicuro, dunque, si andrà oltre questa legislatura. Ed è particolare che un progetto di così vasta portata non venga alla fine completamente gestito da chi l'ha ideato. Ma non è la sola stranezza. Governo e Parlamento sono esautorati dalla fase successiva: una volta approvata la delega, infatti, la redazione dei Testi unici nelle diverse materie sarà affidata a una commissione ad hoc». Sul problema della tempistica insiste anche Desideria Pasolini dell'Onda, presidente di Italia Nostra. «L'articolo 76 della Costituzione spiega ci dice che la funzione legislativa non può essere delegata al Governo se non per un tempo limitato e per oggetti definiti. Siamo, invece, in presenza di una delega dai confini incerti su tutti i fronti, sia dei contenuti sia del tempo. Il nostro giudizio non può essere, pertanto, che estremamente negativo». «Nella delega sottolinea Maurizio Picca, responsabile delle relazioni istituzionali di Legambiente c'è di tutto e di più. Non abbiamo niente in contrario su operazioni di codificazione, purché siano mosse da intenti di semplificazione e snellimento. È quanto accaduto con altri Testi unici. Questa volta siamo, invece, in presenza di un tentativo del tutto diverso». L'intenzione del Governo, infatti, è di metter mano a tutto il diritto ambientale. «Si vuole intervenire in un sol colpo afferma Lenzi anche su materie faticosamente disciplinate dopo anni e anni di discussione, come la legge quadro sui parchi e quella sulla caccia. Il fatto che la delega sia approdata alle Camere fin dal 2001, subito dopo l'insediamento del Governo, e che ancora oggi si continui a parlarne, nonostante si sia arrivati al quarto passaggio parlamentare, significa che non sono solo le associazioni ambientaliste a trovare da ridire. Il problema è che un intervento così massiccio crea incertezza in tutti i settori, dai cittadini alle aziende». La depenalizzazione. I commenti negativi diventano senza appello appena si passa a parlare della possibilità di introdurre la depenalizzazione delle opere realizzate senza autorizzazione paesaggistica. «Sul paesaggio spiega Picca disponiamo ora di un ottimo punto di partenza: è il Codice dei beni culturali. La norma che la maggioranza parlamentare vorrebbe riproporre vanifica lo sforzo di quella normativa. La mano destra, insomma, non sa ciò che fa la sinistra». «Vogliono avere ampia discrezionalità in campo ambientale commenta la presidente di Italia Nostra , andando contro la legislazione comunitaria e il Codice Urbani». «Il paesaggio aggiunge Lenzi non c'entra nulla con la delega, proprio perché c'è da qualche mese un Codice ad hoc. Se poi si arrivasse a scegliere una formulazione della norma più restrittiva, come quella proposta a suo tempo dal Senato, la questione non cambierebbe: la nostra posizione rimarrebbe di netta contrarietà».
Le associazioni: le critiche
Il governo ha presentato una delega per la creazione di un testo unico sul paesaggio, che prevede la modifica della legislazione ambientale. Le associazioni ambientaliste hanno espresso un forte dissenso, accusando la delega di essere complessa e genericità, e di non avere ben definiti confini temporali. Il progetto prevede 18 mesi per elaborare le norme applicative e due anni per gli eventuali aggiustamenti. La delega è stata approvata dal Parlamento nel 2001, ma non è stata ancora completata. Il governo e il Parlamento sono stati esautorati dalla fase successiva, che sarà affidata a una commissione ad hoc.
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