MANCA LA MANUTENZIONE, DECINE DI OPERE E IMMOBILI RISCHIANO LA ROVINA Gestione al palo, regna incuria e degrado Ricchezze ignorate. Il Capitolium di epoca romana. E' uno dei monumenti più importanti del Centro storico alto. Il Capitolium (I sec. a.C), posto a due passi da piazza del Municipio, sede del Comune, è completamente invaso dalle erbacce. Sia le pareti che la base non vengono pulite da tempo. Il risultato è il degrado totale L'antico Porto di Traiano L'antico porto di Traiano (98-117 d.C.) è ormai quasi invisibile a causa dell'erba alta che ne ricopre il manto. Impossibile scorgerne gli spazi e ricostruire in qualche modo la forma originaria. La manutenzione si fa una tantum, ma per buona parte dell'anno il sito è lasciato a se stesso Edificio medievale in via Anxur Uno degli edifici di epoca medievale in via San Domenico versa in condizioni precarie. Finestre senza vetri, pareti scrostate e con le crepe, vegetazione e fili della corrente che lo attraversano. Accanto un altro immobile è completamente ricoperto di vegetazione e manca di un pezzo di parete. Senza tutela. I beni culturali lasciati a se stessi Monumenti tra le erbacce, edifici pericolanti e il Comune assente Non occorre che siano sul punto di crollare per paragonarli ad uno dei patrimoni archeologici più importanti del mondo. D'altronde il destino toccato alla Casa dei Gladiatori di Pompei non è stato dettato dal fato. Solo incuria, miopia, assenza di manutenzione. Fenomeni a cui siamo abituati da queste parti in termini di tutela dei beni archeologici. E se è potuto toccare a Pompei, sito ancora oggi esaminato da sovrintendenti, storici dell'arte e archeologi di tutto il mondo e visitato ogni giorno da migliaia di turisti, figurarsi nella povera Terracina, dove il patrimonio storico-artistico è nell'oblio più profondo, nelle mani di amministratori spesso distratti da altro, tra fondi. che vengono spesi male e la più assoluta refrattarietà ad ogni tipo manutenzione. Per non parlare del digiuno che si riserva alla promozione. Se non pensabile paragonare Pompei a Terracina, una cosa in comune la si può constatare: la via del disinteresse, dell'indifferenza, dell'incuria che segna il destino di ogni bene da conservare. E allora, in che condizioni versano le nostre mura antiche, che spesso profumano di «romano»? Il porto, il teatro, il Capitolium, il Tempio, il Foro Emiliano, la via Appia, l'ex acquedotto, le tante ville. E ancora gli edifici medievali, quelli risalenti alla bonifica. Impossibile comprenderli tutti, ma quel po' che si osserva non fa ben sperare. Cominciamo dal centro storico «classico». I lavori per portare alla luce il teatro romano vanno avanti spediti, i resti cominciano a prendere forma. Sono sei anni che si scava. Intanto però il Capitolium è invaso dalle erbacce, il mosaico in via Greggi è incustodito e pieno di immondizia. E se ci si infila nei vicoli meno frequentati, ci si imbatte in edifici che se non sono a rischio crollo, ne hanno tutta l'aria. Una parte del centro medievale sembra appena uscito da un bombardamento. Specie quello più interno, che confina con via Anxur. Pareti bucherellate, nicchie pericolanti, affreschi ormai scomparsi, finestre vuote senza vetri e senza vita, e la vegetazione che regna sovrana. Sempre su via Anxur incontriamo quella che si potrebbe definire la «Pompei» più moderna. Dove sorge l'ex ospedale civile ormai abbandonato, il vecchio serbatoio risalente al ventennio, incrostato di muffa, la struttura sanitaria dell'ex Cim chiusa e grigia di degrado. Tutto sa di vecchio e inutile. La sensazione è che se un giorno questi edifici dovessero d'improvviso scomparire, non se ne accorgerebbe nessuno. Chi ci vive, però, nel centro storico, qualche domanda se la pone. Le mura ciclopiche sono ormai diventate un corridoio di case private. Valorizzate per nulla. E se ci si sposta in via Appia Antica, dove sorge l'ex acquedotto, si perde ogni speranza. Ridotto a pezzi. La parte bassa della città non se la passa meglio. Impossibile scorgere, ad esempio, il vecchio porto di Traiano sotto la coltre d'erba che lo seppellisce. Reperti romani che sembrano un campetto da calcio. Nei pressi degli uffici delle Poste, poi, ci sono alcuni resti romani ammucchiati nell'erba. Sono lì da anni e nessuno sa trovarvi un posto più adeguato. Basta questo per rispondere alla semplice domanda. La via per portare i beni culturali di Terracina nella zona rossa di Pompei, è tracciata? Pur riservando i migliori auspici, pare proprio di sì.