Il sottosegretario: esercitò per la tutela di Pompei "Se ci chiamassero a Pompei, per vigilare sulla tutela degli scavi, prevenire i furti di reperti, o altro, andremmo anche lì». Lo ha detto Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, rispondendo a Klaus Davi. E in un'intervista Crosetti ridimensiona l'affermazione: «Una battuta, nient'altro che una battuta. Volevo solo mettere in evidenza la disponibilità delle forze armate». «Una battuta, nient'altro che una battuta». Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, spiega così la risposta data a Klaus Davi sui furti agli scavi di Pompei. Una battuta condensata in una frase, che sembrava quasi un annuncio di un'iniziativa all'esame del governo: «Se ci chiamassero a Pompei, per vigilare sulla tutela degli scavi, prevenire i furti di reperti, o altro, andremmo anche lì». Questa risposta è stata rilanciata, con l'intera intervista che la contiene, su Youtube e poi ripresa e diffusa dall'agenzia Ansa. Diventa, dunque, notizia ghiotta da approfondire. Sottosegretario Crosetto, sicuro che la sua fosse soltanto una frase scherzosa e niente altro? «Certo. Basta rivedere in Rete il passaggio in questione. Si parla di disponibilità delle forze armate. E io dico che, poiché siamo chiamati a intervenire in tante vicende, per paradosso potremmo anche andare a vigilare gli scavi di Pompei». Quindi non esiste alcuna richiesta di questo tipo, per il momento? «Nulla. Guardi noi siamo un'istituzione dello Stato pronta a spostarsi ovunque ci siano difficoltà particolari. E lo abbiamo dimostrato più volte, ma non è questo il caso». In Campania avete tamponato, negli ultimi due anni, diverse emergenze. Non è così? «Sì, gli esempi sono noti a tutti. Siamo intervenuti nei mesi caldi dell'emergenza rifiuti nel 2008, come sul territorio della provincia di Caserta quando furono eseguiti decine di agguati e omicidi camorristici. È storia conosciuta, ormai». In Campania siete intervenuti in appoggio alla Protezione civile? «Sul problema rifiuti sì, è stato così. In altri casi, abbiamo svolto compiti di pattugliamento del territorio in aggiunta agli organi dello Stato deputati alla tutela della sicurezza e ordine pubblico». Un pronto soccorso nelle emergenze? «Diciamo essenzialmente un rispetto dei nostri compiti, legati alla specificità delle forze armate. Vero che interveniamo in caso di emergenze, ma non esiste altra istituzione dello Stato in grado di spostarsi ed essere operativa con tanta rapidità ed efficienza». Quando interviene l'esercito non una dichiarazione di resa delle altre istituzioni? «No, siamo tutti servitori dello Stato. Ci differenzia la specificità. L'esercito non è pronto solo alle missioni di pace all'estero, ma anche a tamponare eccezionalità. In casi di sciagure, come ad esempio i terremoti, le forze armate sono sempre al primo posto negli interventi». Dunque, nessun intervento a Pompei. Per la vicenda rifiuti campana invece? «Direi che quella grande emergenza di due anni fa non è paragonabile ai problemi attuali. Sul territorio campano, come in molte altre regioni, le forze armate sono comunque presenti per tamponare esigenze particolari nell'attività quotidiana. Basti pensare al gran lavoro dei carabinieri». E sulla sicurezza? «Siamo in Campania, come nelle grandi città italiane, nell'ambito del programma città sicure. Un modo per rasserenare la gente e farle avere percezione di maggiore tranquillità». Non si sentirebbero più al sicuro anche agli scavi di Pompei con le divise a vigilare? «Non trasformiamo una battuta scherzosa in un annuncio inesistente, la prego».