Sfruttare il Parco di Monza come vasca di esondazione per salvare la città dal Lambro in piena. È il progetto della giunta Mariani: «Il fiume ha superato il livello di guardia per cinque volte, nel 2010. La situazione fa paura». Sfruttare il Parco come vasca di esondazione per salvare la città dal Lambro in piena. Quest'anno, per cinque volte, il fiume che taglia in due Monza ha superato il livello di guardia: l'ultima, lo scorso ottobre. «Così di frequente non era mai successo fanno sapere dalla Protezione civile . La situazione fa paura». La giunta di Marco Mariani, per evitare che si ripeta l'esondazione del 2002 che costò milioni di danni e anche una vita umana, ha messo in cantiere due progetti. Il primo, prevede di trasformare Valle dei sospiri, l'area della Fagianaia e il «pratone» dei Mulini asciutti in vasche naturali di esondazione; il secondo, la riattivazione delle rogge che prima di essere cementate rappresentavano un'importante valvola di sfogo, una ragnatela di canali lunga un centinaio di chilometri. «Provvedimenti straordinari per una situazione straordinaria», spiega Mario Stevanin, responsabile della Protezione civile. I dati lasciano pochi dubbi: poche ore di pioggia intensa e scatta l'allarme rosso. Le cause sembrano due: l'eccessiva cementificazione del territorio (la Brianza ha la percentuale più alta di tutta la Lombardia: oltre il 50) e la piovosità. Nell'ultimo fine settimana di ottobre, quando è stata registrata l'ultima piena del Lambro, in 24 ore sono scesi 130 millilitri di pioggia, un decimo delle precipitazioni annuali. Già nel 2002 l'ex giunta di Michele Faglia trasformò il Parco in una grande vasca di esondazione. Le ruspe spaccarono gli argini e l'onda di piena allentò la morsa sul centro storico già sott'acqua. «Il nostro obiettivo spiega l'assessore alla Sicurezza, Simone Villa è di trasformarla in una procedura consolidata».