Trecento metri quadrati di lamiera. Un vecchio, fatiscente prisma costruito nel cuore del parco archeologico e naturalistico dellAppia antica. Proprio alle spalle dellacquedotto dei Quintili, che serviva a irrigare la villa di questi patrizi romani sterminati da Commodo per impossessarsi della loro principesca dimora. Ma la cosa più assurda è che il capannone industriale, che spicca tra i campi di Casale della Sergetta, oramai è legale. È talmente malmesso che sembra attenda come una liberazione la spinta di una benna che lo abbatta per sempre mettendo fine allagonia di questo scempio. Invece i proprietari hanno ricevuto ben due condoni edilizi. Ed è in forza del lasciapassare rilasciato dal Comune nel 2004 e nel 2005 che ora chiedono di fare nuovi lavori. «Ma noi abbiamo bloccato tutto perché liter della domanda di sanatoria non è corretto» denuncia Rita Paris, responsabile per la Soprintendenza archeologica speciale di Roma di questo lembo di terra a ridosso della Regina viarum sul quale, almeno dal Piano regolatore del 1965, vige un vincolo, continuamente disatteso, di tutela integrale: inedificabilità assoluta. «Stavolta la nostra denuncia non coinvolge il privato, che ha avuto il condono - spiega larcheologa dello Stato da anni impegnata nella lotta allabusivismo sullAppia nel segno della battaglia condotta da Antonio Cederna - ma è rivolta alle istituzioni che hanno rilasciato i permessi. Come ha potuto cinque anni fa il Campidoglio accettare la domanda di sanatoria senza sentire noi che siamo preposti alla tutela? E, adesso, lEnte Parco ci dica se è ancora interessato alla salvaguardia dellAppia». Infatti, nella domanda per il via libera a nuovi lavori di tinteggiatura, ristrutturazione dei bagni e rifacimento delle finestre che la Paris si è vista recapitare allinizio del mese, sono allegate le due concessioni in sanatoria del 2004-2005 «una per un manufatto industriale, laltra per un esercizio commerciale: come è possibile?») ma anche un freschissimo lasciapassare dellEnte parco regionale «che dice sostanzialmente così: va bene ai lavori, purché siano mantenuti i materiali originari» denuncia la Paris. Insomma, tutela di arrugginite lamiere neanche si trattasse di tegole romane. Stato, Campidoglio e Regione sono le istituzioni principali che gestiscono lAppia, insieme con i municipi primo e undicesimo e il Comune di Marino. E il 25 novembre il ministro Bondi, accompagnato dal sottosegretario Giro e dal commissario Cecchi, faranno gli onori di casa al sindaco Alemanno e la governatrice Polverini perché alla Villa dei Quintili sarà inaugurato il nuovo percorso espositivo che comprende le recenti scoperte di ambienti, affreschi e mosaici. Ma la villa dei Quintili rischia di essere unisola felice in un mare di degrado, quello dellAppia. Dove alla spinta verso nuove costruzioni abusive, alimentata dalle promesse del Piano casa regionale e dal collasso dellUfficio condono edilizio comunale, si aggiunge lassurdo di vecchie sanatorie, ma cariche di conseguenze nefaste per il futuro. Come è il caso emblematico del capannone al Casale della Sergetta. «Perché lEnte parco non ha chiesto il nostro parere prima di dare il suo ok alle ristrutturazioni? Perché non si è astenuto» si chiede la Paris. Ora i proprietari di quel baraccone - peraltro escluso dal programma di delocalizzazione degli edifici industriali esistenti nel Parco - si ritrovano tra le mani un titolo edilizio. «Dobbiamo far finta di nulla?» insiste Rita Paris: «E se poi quelle lamiere diventano mattoni?»