È stata una partenza tutt'altro che in sordina. Perché a dare il via ai lavori di Florens 2010 insieme con Aureliano Benedetti, presidente di Banca CR Firenze e al presidente del Cna Mauro Fancelli, che hanno ribadito l'importanza di puntare sull'identità artistica e artigianale della nostra città per sviluppare un'economia vincente per Firenze (e forse per l'Italia intera) c'era Giovanni Gentile che ha lanciato una provocazione non da poco. E cioé come indirizzare questa crescita economica e quindi che tipo di turismo valorizzare. «È evidente esordisce Gentile che nel futuro dovremmo porci il problema di frenare i flussi turistici. L'eccessiva mole di visitatori in città e in luoghi come gli Uffizi può andare contro il ragionamento che vogliamo sviluppare: e cioé quello della conservazione e della valorizzazione del nostro patrimonio artistico». Il riferimento è alla crescita esponenziale degli stranieri, soprattutto cinesi e indiani che, se da un lato sono una fonte di ricchezza per la nostra economia, dall'altro rischiano di mandare in tilt la nostra città e i nostri musei. «Non ho ricette per risolvere questa questione, ma mi piacerebbe fosse uno dei temi forti di questi sette giorni, per non doverci trovare tra qualche anno a fare ipotesi estreme come quella della città o degli Uffizi a numero chiuso». Come pianificare i flussi turistici, insomma, senza che questo significhi scegliere di favorire l'arrivo in città di un élite blasonata e abbiente? «Non è questione di censo aggiunge Gentile però la politica e gli imprenditori si devono mettere intorno a un tavolo e dirsi chiaramente che a noi non serve il turismo mordi e fuggi. Il problema, voglio sottolinearlo, non è attuale, visto che la crisi ci ha portato a una contrazione di presenze, ma ci investirà nei prossimi anni». La provocazione è accolta dall'assessore Giuliano da Empoli: «Sono pronto a ragionare su che tipo di turismo incoraggiare. Ma non credo che la strada possa mai essere quella del numero chiuso. Piuttosto bisogna lavorare sulla qualità, per incentivare chi apprezza queste cose. Siamo noi che dobbiamo innalzare il livello dell'offerta». Ragionamento questo che l'assessore dedica a Florens dopo aver aderito proprio ieri mattina alla protesta di Federcultura: «Dalle 12 alle 12,30 abbiamo chiuso simbolicamente le porte di Palazzo Vecchio spiega in segno di protesta contro i tagli alla cultura. Io stesso ho deciso di fare volantinaggio. Volevo che tutti sapessero che nelle pieghe della nuova finanziaria c'è un diktat assurdo e cioé che qualunque istituzione è tenuta a investire non più del 20 per cento del suo budget in mostre e comunicazioni. Una follia se si tiene conto che tra queste istituzioni sono comprese anche centri espositivi che hanno quest'unica vocazione». La sessione pomeridiana di Florens, occupata interamente dal convegno sul restauro del paesaggio, nell'ambito del Salone del restauro ha visto anche la partecipazione del direttore generale del ministero dei Beni culturali Roberto Cecchi. Ed è in questa circostanza che il dibattito si è spostato sul tema della conservazione tout-court. Nessun accenno al corto circuito dei giorni scorsi tra Ministero e Comune e al duello sulla città sporca. Cecchi si è limitato a dire: «Basta polemiche. Ci sono tante cose da fare insieme. Facciamole». Poi l'elogio all'Opera del Duomo, guidata da Anna Mitrano: «Un buon modello di conservazione? Quello applicato alla Cupola del Brunelleschi. Monitorata tutti i giorni e non con interventi spot. Dobbiamo andare in questa direzione». Finale con l'annuncio della soprintendente Cristina Acidini: «La carta unica dei musei è pronta, manca solo la firma del ministro Bondi, che per ora ha qualche problema più urgente».