Ha firmato l'estensione della Tate Gallery a Londra, la Kunsthal di Rotterdam, l'aeroporto internazionale di Seoul e la sede della televisione di Pechino. Ora sta lavorando alla riconversione dell'ex palazzo delle poste a Venezia con l'obiettivo di farne un megastore per la Rinascente. È l'architetto di punta del gruppo Prada, e, come se non bastasse, nel 2000 ha vinto il premio Pritzker e quest'anno il Leone d'oro alla carriera a Venezia. La biografia di Rem Koolhaas è una successione di successi planetari. Ed è interessante che proprio lui, interprete di un'architettura estrema e di intuizioni moderniste di rottura, si stia dedicando, seppur in maniera provocatoria, al tema della conservazione dei beni culturali. Tema su cui qui a Firenze, ieri in apertura di questa prima edizione di Florens, ha portato una testimonianza che farà discutere. Perché, per usare le sue parole «oggi il rispetto del passato è diventata una dominante della nostra vita, quasi un'ossessione. Solo che come ogni ossessione va gestita che va gestita con intelligenza se non si vuole rischiare di generare quello che lui definisce il cronocaos, la confusione della memoria, l'affastellamento senza senso delle cose». «Adesso siamo davanti a un'esplosione di siti protetti dall'Unesco e diventati patri- monio dell'umanità prosegue si tratta di siti archeologici, ambientali ma anche di costruzioni di 30 anni fa che forse non hanno nulla da dire dal punto di vista artistico. E vedrete che tra un po' si parlerà di tutelare anche le tradizioni enogastronomiche. Il 12 per cento della superficie mondiale è protetta dall'Unesco. Dobbiamo invertire la tendenza. I Governi, l'amministrazione pubblica deve scegliere cosa va conservato, poi tutti noi dobbiamo imparare a gestire quello che abbiamo scelto di preservare, anche proteggendolo dall'eccessivo flusso di turisti, che alla fine rendono la conservazione più difficoltosa». Applicata a Firenze la sua ricetta sembra difficilmente applicabile. Anche se lui tirato per i capelli ci prova. «A Firenze come in Italia in generale siete meno ossessionati dal tema della conservazione, forse perché avete una mole di bellezze tale da rendervi più rilassati. Conosco poco questa città, nel senso che non l'ho mai studiata e non voglio dare ricette frettolose. Ma credo che qui a Florens e a Firenze se volete occuparvi di conservazione non potete fare a meno di muovervi all'interno di queste due tematiche, scegliere cosa preservare e una volta scelto imparare a preservare quanto si conserva da eccessivi flussi turistici. Se eccessivi danneggiano». Sembra, insomma far eco alle parole con cui lo stesso Giovanni Gentile, promotore della kermesse, ha aperto i lavori. Il punto, allora, è capire come possono essere gestiti questi flussi turistici. Rem Koolhass un'ipotesi prova ad azzardarla. Anche se buttata lì sembra pazzesca: «Sviluppando il digitale, che in questo senso ci può venire molto in aiuto perché consente una diffusione di immagini e di conoscenze a livello planetario e forse può aiutare a decongestionare i siti d'arte». Botticelli, Michelangelo e Leonardo conosciuti via web? La provocazione è lanciata e forse se ne sentirà parlare ancora.
FIRENZE - Il rispetto del passato? Un'ossessione, che fa danni. Koolhaas: decidiamo cosa conservare e cosa no
Rem Koolhaas, architetto e vincitore del premio Pritzker, ha sottolineato l'importanza della conservazione dei beni culturali e ha proposto una soluzione per gestire i flussi turistici in modo da preservare i siti protetti dall'Unesco. Secondo Koolhaas, la conservazione richiede una scelta di cosa preservare e una gestione efficace per evitare la confusione e la perdita di significato. Ha anche proposto l'uso del digitale per diffondere le immagini e le conoscenze dei siti culturali e per decongestionare i luoghi. Koolhaas ha espresso la sua preoccupazione per il cronocaos, la confusione della memoria e l'affastellamento senza senso delle cose.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo