Ieri blitz della Commissione parlamentare Uno si trova alla fine del Vicolo del citarista ROMA Hanno fatto appena in tempo a salire in macchina che Dio Pluvio si è scatenato. «Anche perché aumentano gli eventi climatici estremi bisogna incrementare gli interventi di conservazione del nostro patrimonio». Mentre diceva queste cose il deputato Pd Eugenio Mazzarella non sapeva che nel frattempo erano crollati altri due muri nel sito pompeiano. Il primo, di un metro di altezza, era stato recentemente ripristinato con pietre antiche e serviva a limitare un'insula ancora da scavare nella Regio 1. Il secondo, di 2metri per 1,5, ha ceduto nella casa 10 nella Regio 9, realizzato con pietre antiche e recenti. Il cedimento è stato causato - secondo l'archeologo Antonio Varone - dalla malta de-coesa, comunque - garantisce il tecnico - inizieranno subito i lavori di ripristino. Ieri, fino alle 14,30, Mazzarella era lì, nel parco archeologico di Pompei, assieme a Valentina Aprea, Fabio Granata, Pierfelice Zazzera, Giancarlo Mazzucca, Luisa Capitanio Santolini, Giuseppe Scalera, cioè con alcuni colleghi della commissione Cultura, per verificare la situazione disastrata. Un sopralluogo deciso l'altro giorno, prima delle relazioni che il ministro Sandro Bondi ha fatto alla Camera mercoledì e ieri al Senato. E proprio mentre i deputati parlavano con la soprintendente Jeanette Papadopulos (a dicembre lascerà l'incarico assegnatole da Bondi ad ottobre: e si arriva a 3 soprintendenti in 13 mesi) e con Varone, nelle stesse ore il ministro ribadiva il rischio di nuovi crolli, derubricando al contempo quello della domus dei Gladiatori ad un semplice muro venuto giù, episodio meno grave dell'alluvione del Veneto. Un accostamento definito «inverecondo» dal capo del Pd, Pierluigi Bersani, certamente incauto, alla luce di quanto stava accadendo nel sito archeologico. Ma cosa sta accadendo ai «quattro sassi» millenari? Quale credibilità hanno i i tecnici del sito se come ha affermato il sottosegretario Francesco Giuro « ci hanno segnalato sulla schola dei Gladiatori solo un rischio relativo, non ci hanno indicato una situazione di emergenza»? Ancora una volta è il segretario generale della Uil beni culturali a lanciare l'allarme: un muro di dieci metri è crollato a Pompei nel vicolo di Ifigenia, zona IV e V il 3 novembre, tre giorni prima di quello ormai famoso nel mondo intero. Gianfranco Cerasoli non si riferisce a semplici voci, ma parla avendo carte in mano, cioè il registro delle segnalazioni vergato regolarmente da un addetto alla vigilanza, uno dei pochi che si aggirano tra i 1500 edifici e nei 67 ettari del sito pompeiano. Questo rapporto per prassi passa poi nelle mani del coordinatore del servizio di vigilanza e da lì all'ufficio del soprintendente. Cosa è stato fatto della segnalazione? Cerasoli, per non sbagliare, si è rivolto al procuratore della Repubblica, perché faccia luce su una situazione che appare sempre più ingestibile, anche perché aggiunge il sindacalista la guida della soprintendenza è carente, non c'è un responsabile effettivo. Al momento pare irrisolvibile il problema se lo stesso Bondi ha ammesso che solo quest'anno c'è stata «la riduzione d'organico dell'11, mentre servirebbero almeno 50 architetti e 80 archeologici » . E quanti operano tra Pompei ed Ercolano? «Tre restauratori, tre architetti e sei archeologi», precisa Zazzera, dell'Idv. Il quale continua: «E' evidente il degrado se i cavi elettrici sono sostenuti da pali di legno, se gli scavi sono coperti da semplici onduline». Ovviamente poi la politica fa la sua parte e così Scalera del Pdl annuncia «a giorni» la presentazione di una legge speciale per Pompei (un'altra? ndr), la consigliera regionale di maggioranza Bianca D'Angelo spiega di aver parlato con il commissario europeo Hahn che si dice pronto a sostenere il restare della schola Armaturarum e infine Aprea, sintetizzando il senso della visita, aggiunge: «Nel vedere lo stato di Pompei piange il cuore. Nei prossimi giorni ascolteremo in commissione il ministro Bondi».