Via ai lavori per il piano Rogers. Larchistar: qui vivere sarà più bello Operai in azione da domani per case, uffici, negozi, centro congressi "Sarà un modello" «Oggi la cosa più importante in una città è il Co2 dellaria, cioè la vita sostenibile. È da qui che deve derivare il modo di progettarla». Richard Rogers, uno dei più grandi architetti del mondo, sarà domani a Scandicci per la posa della prima pietra del nuovo Centro che porterà il suo nome. Case, uffici, negozi, centro congressi, intorno a una grande piazza civica, che per la prima volta faranno di questa brutta ex periferia di Firenze ciò che non è mai stata: una città. Architetto Rogers, si può parlare di svolta epocale, e forse non solo per Scandicci. È esagerato immaginare che il nuovo centro ne farà un nuovo polo urbano in grado di dialogare con Firenze? «No, non è esagerato. Fino ad oggi a Scandicci si andava solo per dormire. Dora in poi, invece, sarà un polo urbano compatto, denso di funzioni, dove si può abitare, mangiare, lavorare, fare shopping, ritrovarsi, e insomma vivere ogni momento della vita. Non più un ghetto, subalterno, anche socialmente, a Firenze, ma una città per tutti, dove è piacevole stare perché dotata di buon design, di spazi pensati per le persone. Il più grande nodo fuori dal centro storico di Firenze». Il Centro Rogers, insomma, sembrerebbe introdurre in concreto nel territorio fiorentino il modello di "città compatta" da lei teorizzato. Il contrario della "ciambella col buco" - il centro storico circondato da periferie abitate da pendolari - che rende difficile la vita di tante metropoli. «Proprio così. La città compatta è una città policentrica, con tanti poli più o meno autosufficienti, che rendono sempre più marginale luso del mezzo privato per spostarsi, e dunque riducono linquinamento e favoriscono uno stile di vita altamente sostenibile. Centrato sulla sua nuova piazza, che valorizzerà tutta larea circostante, Scandicci rappresenterà nuovo modello urbano». E ora cè la tramvia, che ha già riscosso un enorme successo. «Un sistema di trasporto fondamentale, ai fini della città compatta, le cui fermate costituiranno altrettanti riferimenti per il futuro sviluppo della città, non solo quantitativo, ma anche per il maggior valore che avranno immobili, attività commerciali, offerta culturale e di tempo libero e via dicendo. Gli spostamenti saranno più facili, le distanze più brevi, e, a partire dal nuovo Centro, anche laspetto urbano migliorerà nettamente. Così, dirigersi verso Scandicci non darà più la sensazione di allontanarsi dal bello di Firenze per accontentarsi del brutto. Al contrario, potrebbe essere rischioso per Firenze...». In che senso? «Che se a Scandicci diventerà più semplice e bello vivere, Firenze rischia di diventare sempre più un museo, uno show room. Lunico modo per evitarlo sarà di governare insieme lo sviluppo di questi due poli. E io resto convinto che se è stato ottimo pedonalizzare piazza del Duomo, non farci passare la tramvia è stato un grave errore. Non si vuole capire che lestetica di una città non riguarda soltanto la sua perfezione formale, ma lindice di civiltà complessivo, la sua capacità di risultare attraente per tante cose, e non solo per il passato da contemplare».