«Il ministro Tremonti ha due settimane di tempo per congelare la legge che impone tagli drammatici alla cultura, altrimenti si tornerà sulle barricate». Lultimatum arriva dallassessore ai beni culturali del Comune di Roma, Umberto Croppi. Su quelle barricate, insieme alle istituzioni locali, sono saliti anche Zètema che controlla 17 dei 20 musei comunali, lazienda Palaexpo che gestisce il Palazzo delle Esposizioni e le Scuderie del Quirinale, le strutture statali guidate dalla Galleria Nazionale dArte Moderna e tutto limpianto delle mostre romane che, se la legge passasse, nel 2011 si ritroverà 2,8 milioni contro i 14,8 di questanno. «Per intenderci - spiega Croppi - la mostra di Van Gogh non potrà essere replicata e il Vittoriano o il Chiostro del Bramante rischieranno di chiudere o al più di essere trasformati in ristoranti. Lagitazione continuerà fino a quando il ministro non congelerà la legge 122 così da riscriverne il testo». La norma, contestata in tutta Italia, impone agli enti locali stanziamenti per le mostre pari al 20 di quanto fatto nel 2009, vieta la sponsorizzazione da parte di aziende pubbliche e limita i sovvenzionamenti privati. A questo si aggiungono i tagli che gravano sui Beni Culturali e si riflettono sulla gestione dei musei statali. «Ogni anno - denuncia Vittoria Marini Clarelli, direttrice della Galleria Nazionale dArte Moderna - riceviamo appena 35mila euro per mostre e restauri. È così dal 2004 e ci stiamo abituando a questa condizione di povertà». La sopravvivenza dei grandi spazi museali coincide del resto con il buono stato di salute del turismo e dellindustria culturale a Roma, in cui i privati, da sempre protagonisti, rischiano di essere estromessi. «Se le cose non cambieranno - commenta Mario De Simoni, direttore di Palaexpo - il prossimo anno non avremo investimenti privati, e questo ci metterebbe in ginocchio». La riforma affonda gli artigli su un settore sano: nel corso dellanno gli incassi dei musei civici sono cresciuti del 19 rispetto al 2009. Nei siti gestiti dal Comune e da Zètema sono entrati circa 1,6 milioni di visitatori, di cui il 60 stranieri, un indotto sostanzioso che parla la lingua delleconomia. «Nel 2010 - spiega lad di Zètema, Albino Ruberti - abbiamo realizzato interventi che faranno risparmiare al Comune 1,3 milioni. Questi tagli scriteriati invece avranno leffetto di un boomerang e si rifletteranno sul turismo». Adesso la palla passa a Tremonti, obbligato a studiare una soluzione rapida prima che gli operatori culturali della Capitale, impegnati in questi giorni a stilare la programmazione del 2011, si troveranno costretti a mettere unenorme x sul calendario del prossimo anno.