Così se anche in Puglia ieri si è tenuta contro la scure della Finanziaria la mobilitazione nazionale "Porte chiuse, luci accese sulla cultura" - con la serrata del museo Ribezzo e della biblioteca provinciale di Brindisi, nonché della pinacoteca e la biblioteca di Terlizzi - altrove le porte si stanno per chiudere e non in segno di protesta. Succede, per esempio, al prezioso sito archeologico di Canne della Battaglia dove, è questione di giorni, il bookshop e il servizio guide diventeranno solo un ricordo. I dipendenti della società concessionaria del ministero per i Beni culturali, infatti, si sono visti recapitare una lettera di licenziamento. E poco importa, evidentemente, che scompaiano i servizi aggiuntivi in un sito che, sebbene di straordinaria importanza storica, è consegnato al degrado già da diversi anni. Ma il caso Canne della Battaglia è solo la punta delliceberg dei primi effetti determinati dai tagli che vedranno un drastico ridimensionamento dei servizi nei siti di interesse culturale con meno di 200mila visitatori lanno. Ebbene, a quanto sembra, si parla di numeri che la Puglia non riesce a raggiungere. Nemmeno a Castel del Monte, visitato da circa 180mila persone. Cosa accadrà allora? Nulla, in teoria, al castello che è simbolo stesso della Puglia come pure in alcuni siti - il museo archeologico di Taranto e il parco archeologico di Egnazia - la Sovrintendenza sembra farà il possibile per salvare il salvabile. E altrove?