Dalla "danza isterica" di Platel al Sudafrica di Maqoma Lautore belga dedica il suo lavoro alla "maestra" Bausch, e spazia tra i suoni del pop e della techno Reggio Emilia e Ferrara costituiscono una felice eccezione per lattenzione che da anni dedicano alla danza contemporanea, in genere ben poco presente nei teatri italiani. Le due città confermano in questo fine settimana la loro vocazione, presentando due imperdibili appuntamenti con la coreografia internazionale. Al Comunale di Ferrara torna una vecchia conoscenza, Alain Platel, che coi suoi Ballets Contemporaines de la Bélgique (meglio noti come Ballets C de la B) porta in scena il suo ultimo spettacolo, «Out of Context», dedicato alla "maestra" Pina Bausch (ore 21, replica domani alle 16). Con questo lavoro il coreografo belga autodidatta (proviene infatti da studi di pedagogia) prosegue la ricerca iniziata coi precedenti «vspr» e «pitié!», anchessi presentati a Ferrara nelle scorse stagioni, su quella che egli stesso definisce «danza isterica»: un movimento disarmonico, apparentemente inconscio e incontrollato, fatto di spasmi, tic e convulsioni. «Out of context» è uno spettacolo molto più scarno rispetto ai precedenti, sia per lassenza di scenografia e costumi, che per la colonna sonora: abbandonati i riferimenti alla musica colta (Monteverdi e Bach), Platel utilizza qui vecchie canzoni pop e brani techno. Dai movimenti dei nove interpreti, che rimangono unici protagonisti della scena, affiorano a tratti, tra citazione e omaggio, frammenti dellimmaginario costruito in quarantanni dal teatro danza di Pina Bausch. A Reggio, per il Festival Aperto, è invece di scena il coreografo sudafricano Gregory Maqoma, in prima nazionale al Teatro Cavallerizza con due duetti di cui è interprete insieme a Shanell Winlock: «Southern Comfort», ripresa di una sua creazione del 2001, e «Bound», per il quale Maqoma ha fatto appello al coreografo belga-marocchino Sidi Larbi Cherkaoui, ex membro della compagnia di Platel (ore 20.30, replica domani alle 17). «Da qualche tempo - spiega Maqoma - ho iniziato a interpellare i coreografi della mia generazione, chiedendo loro di ideare dei pezzi per me. Nel caso di Bound, ho creato unestensione del materiale fornito da Sidi Larbi Cherkaoui che riflettesse il mio paesaggio coreografico originale, ma restituisse anche la riflessione autentica dellartista scelto».