Quello di ieri è stato un venerdì 'velato' contro i tagli alla Cultura decisi dal governo, o meglio dal ministro Tremonti (autore dell'aforisma: «La cultura non si mangia»). Dal MamBO al Museo del Patrimonio Industriale, da quello del Risorgimento al Museo della Musica, dalle Collezioni comunali d'Arte al Davia Bargellini, al Medievale, velature hanno coperto le opere giudicate più significative. Ma la cosa che forse ha avuto il maggiore impatto è avvenuta al Museo Archeologico. Oltre a ricoprire alcuni dei pezzi più belli, noti e significativi (dal Loricato di Nerone, alla Situla della Certosa, dall'Athena Lemnia alla statua egizia di Uahibra, fino ai calchi dei cavalli villanoviani di via Belle Arti) nell'atrio del Museo è stata messa una vetrina. Dentro c'erano alcuni pezzi in ceramica, ferro, bronzo e terracotta, quasi come sono quando vengono estratti dalla terra. In ogni caso bisognosi di restauro, prima di poter essere esposti al pubblico. A fianco due cartelli con due diverse frasi. Una, citazione da Erri De Luca, sul valore della bellezza. L'altra, la prima a sinistra, assolutamente dirompente nella sua apparente semplicità: «Quelli che vedete in questa vetrina sono reperti archeologici che necessitano di restauro. Lasciati al proprio destino, senza gli opportuni restauri, la manutenzione programmata, il monitoraggio costante, gli oggetti archeologici restano in queste condizioni o, peggio ancora, rischiano di diventare così. Permettiamo al passato di far sentire ancora la propria voce. Difendiamo il diritto alla cultura». Una frase apparentemente solo esplicativa, in realtà, in un mondo che pare vivere in un continuum dove solo il presente esiste, una frase che rivendicava qualcosa di più del dovere di proteggere i reperti archeologici. No, essa rivendica in qualche modo il Diritto al Passato, il diritto a sapere, a credere che non si vive solo di contemporaneità, ma che conoscere le proprie radici è un fatto importante. Chissà se le maestre che anche ieri accompagnavano le loro scolaresche alla visita canonica hanno capito questo messaggio e, soprattutto, hanno cercato di trasmetterlo ai loro allievi.