E il villaggio dell'età del bronzo, di una valenza enorme dal punto di vista scientifico, testimone straordinario della vita quotidiana di 4mila anni fa, sprofonda in un mare di acqua e di fango in via Polveriera a Nola. L'ultima speranza di strapparlo alla distruzione è riposta nel presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: a lui, infatti, sarà inviata una petizione che sta ricevendo una valanga di adesioni sul web e che continuerà nei prossimi giorni con banchetti previsti in diversi Comuni, organizzata da un apposito Comitato, promosso dalla Cgil dell'area nolana con lo slogan «salviamo il villaggio». Ma intanto il Comune studia un progetto per coinvolgere i privati bella gestione e nella tutela e proprio ieri ha lanciato un appello affinché uno o più imprenditori si facciano avanti. E Un sito unico al mondo, ricorda Salvatore Velardi, responsabile sindacale territoriale, «un bene che non possiamo assolutamente permetterci di perdere». E per il giorno 18, nella chiesa dei Santi Apostoli di Nola, appuntamento non solo con le istituzioni ma anche con tutti gli organismi associativi per fare il punto della situazione e per rafforzare un movimento di salvaguardia che già si preannuncia massiccio dopo le ventilate ipotesi di alcuni progetti di tutela e di valorizzazione del sito. Ma, soprattutto, dopo le amare, recenti considerazioni di Giuseppe Vecchio, della Soprintendenza dei beni archeologici che, senza nessuna ironia, di fronte a un persistente immobilismo burocratico, aveva affermato che, per salvarlo,' forse sarebbe stato meglio addirittura interrare il villaggio, lasciarlo dormire ancora a lungo al buio, almeno fino a quando non si sarebbe trovata una soluzione idonea. Soluzione che pare avere un ostacolo serio nel reperimento dei fondi. Il villaggio preistorico, scoperto per caso nel 2001 durante gli scavi per la realizzazione di un centro commerciale, in pratica insiste su una falda acquifera che ciclicamente lo sommerge: occorrerebbero oltre 200mila euro all'anno per la manutenzione che consiste soprattutto nel drenare l'acqua. Composto da 3 capanne (ma secondo gli esperti ce ne potrebbero essere altre), una estensione di circa 2mila metri, il villaggio è una eccezionale testimonianza del periodo dell'età del Bronzo. Finora sono stati rinvenuti 264 reperti fra vasi, tracce di trame di tessuto, zanne di animali tra cui quelle di cinghiale. Diversi i progetti ipotizzati nel tentativo di riuscire a individuare il modo per reperire i fondi necessari alla messa in sicurezza tra cui quello di ricorrere ai finanziamenti europei Jessica, uno strumento finanziario che consente prestiti per iniziative dei Comuni al di fuori del patto di stabilità. In questa prospettiva il sindaco di Nola, Geremia Biancardi, ha richiesto lo studio fatto dalla Soprintendenza sul sito archeologico nell'ottica di un programma che prevede nell'area un parco a tema. Masi aspetta ancora la ripartizione di quei 21 milioni di euro stanziati qualche anno fa dalla Regione Campania per lo sviluppo dell'area nolana di cui una parte poteva essere destinata, appunto, alla tutela e alla valorizzazione del villaggio preistorico. E il giorno 18 novembre la mobilitazione e la richiesta al presidente della Repubblica di intervenire.
CAMPANIA - Nola, il villaggio preistorico sprofonda nel fango: Sos a Napolitano
Il villaggio dell'età del bronzo di Nola, scoperto nel 2001, è stato minacciato dalla distruzione a causa della sua posizione in una falda acquifera che lo sommerge ciclicamente. La Soprintendenza dei beni archeologici ha espresso l'opinione che forse sarebbe stato meglio interrare il villaggio per farlo dormire ancora a lungo. Tuttavia, il Comune di Nola ha lanciato un appello per coinvolgere i privati nella tutela del sito e ha richiesto lo studio di un progetto per la sua valorizzazione.
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