L'intervista rilasciata al nostro giornale dall'ex ministro Antonio Paolucci ha provocato gli strali dei napoletani. Un editoriale pubblicato giovedì dal "Corriere del Mezzogiorno" mette in croce l'attuale direttore dei Musei vaticani perché ha confessato al nostro cronista che se Pompei fosse stata in Lombardia o in Toscana, forse non si sarebbe mai verificato il crollo della Scuola dei gladiatori. Anch'io penso che sia inutile strumentalizzare il disastro verificatosi nella zona archeologica campana per alimentare un antimeridionalismo di maniera. E', però, anche vero che, quanto ho visto l'altro giorno (facevo parte della delegazione della Commissione Cultura della Camera presieduta da Valentina Aprea che si è recata sul posto per valutare i danni), è la conferma che, mai come in questo caso, era tutto prevedibile: non siamo agli ultimi giorni di Pompei, ma poco ci manca. Un disastro, si badi bene (e, questa, è l'altra strumentalizzazione della vicenda), che Bondi ha cercato in qualche modo di scongiurare, mandando, un paio di anni fa, un commissario: troppo tardi. SE VOGLIAMO, l'unica colpa del ministro è di aver designato, da pochi mesi, una sovrintendente ad interim, una gentile signora che scadrà a fine dicembre e che, l'altro giorno, sembrava chiedersi dove mai fosse capitata. Le vere responsabilità sono a livello locale perché il sovrintendente di Pompei gode di una specie di regime speciale e ha autonomia di spesa: quando entrò, il commissario trovò ingenti fondi statali mai utilizzati. Eppure, di soldi ce ne sarebbero davvero tanti da spendere: nel nostro sopralluogo vedo pali della luce di legno con i fili elettrici che passano sopra gli scavi, tetti provvisori sopra l'edificio che dovrebbe (?) conservare reperti archeologici, tantissimi custodi (una vera e propria "lobby") in grado di garantire una sicurezza che (lo dimostra un'inchiesta giornalistica) fa, invece, acqua da tutte le parti. Scopri, poi, che i lavori di sistemazione della Scuola dei gladiatori risalgono al 1947 e che nei controlli della scorsa primavera non erano stati segnalati rischi di sorta. La presidente Aprea mi confessa di avere avuto lo stesso dolore che provò nel 2009, quando andò all'Aquila dopo il terremoto: l'incantesimo si è rotto. Ha ragione, ma, in questo caso, il disastro poteva essere evitato e lo stesso sindaco di Pompei mi dice una parola sola: "incuria". Un temporale, ha affermato il presidente Napolitano, non può fare crollare un gioiello che ci invidia tutto il mondo. Come dargli torto? Ne sa qualcosa anche la delegazione dei deputati: un'improvvisa grandinata ha fatto andare in "tilt", alla stazione di Margellina, il treno che avrebbe dovuto riportarla a casa: non è mai partito.
POMPEI - Viaggio nell'incuria. Dal sopralluogo dei parlamentari la conferma di un disastro prevedibile
L'ex ministro Antonio Paolucci ha fatto dichiarazioni che hanno provocato gli strali dei napoletani. Un editoriale del "Corriere del Mezzogiorno" ha criticato il direttore dei Musei vaticani per aver affermato che se Pompei fosse stata in Lombardia o in Toscana, il crollo della Scuola dei gladiatori non sarebbe mai successo. Un'altra persona ha affermato che il disastro era prevedibile e che il ministro ha cercato di scongiurarlo. Si è anche parlato di una sovrintendente ad interim che ha autonomia di spesa e di un commissario che non ha potuto agire a tempo. I responsabili del disastro sono stati identificati come i locali che hanno lasciato l'edificio in cattive condizioni.
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