il crollo della domus dei gladiatori Dodicimila euro per rimuovere 19 pali della luce e 99 mila per rifare le transenne giuliano gallettaIN QUESTI ultimi giorni non si fa che parlare di Pompei. C'è chi lo fa in senso metaforico, riferendosi ad un possibile crollo del governo Berlusconi, e chi lo fa in senso stretto, a proposito del vero crollo della Domus dei Gladiatori che ha fatto, per l'appunto, crollare la credibilità italiana nel mondo. Così il ministro Sandro Bondi si ritrova sulla graticola politica, con Pd e Idv che presentano una mozione di sfiducia, che raccoglie le firme di 200 parlamentari e i finiani che, nella sostanza, concordano. Lui, il ministro-poeta, si è ancora difeso ieri in Senato: «Troppo comodo addossare tutte le responsabilità su di me e sul governo - ha detto - come se ciò possa essere la causa diretta dei crolli», e ricordando che «in passato ci sono stati altri crolli anche più gravi». Con ministri di ogni schieramento. Quanto a Pompei il ministro però avverte «non si possono escludere altri crolli» e tuttavia, a suo avviso, il collasso della Domus dei Gladiatori «non è colpa delle scarse risorse». La questione è quindi, a suo avviso, come queste risorse vengono spese e proprio a questo problema è dedicata un'inchiesta dell'Espresso che denuncia: «Le spese folli della gestione affidata agli uomini di Bertolaso e Bondi». Il servizio elenca le uscite del bilancio della struttura commissariale prima con il prefetto Renato Profili, poi con il funzionario della Protezione civile Marcello Fiori. Si comincia con gli 11 mila euro più 9.600 che sarebbero stati spesi nel 2008 per l'annunciata visita del presidente del Consiglio. Ma il settimanale cita anche «12 mila euro pagati per rimuovere 19 pali della luce; 99 mila a una ditta che ha rifatto le transenne». E ancora: «oltre 91 mila euro sono andati a un Centro di ricerche musicali per l'installazione di planofoni (strumenti per la diffusione del suono nello spazio) e 665 euro sono serviti a cambiare le serrature di un punto di ristoro». Quasi 47 mila euro, elenca il settimanale, sono serviti per metter in piedi l'evento "Torna la vite"; 185 mila per il progetto "PompeiViva": «soldi - denuncia il giornale - dati alla onlus romana Co2 Crisis Opportunity», fondata da Giulia Minoli, figlia di Gianni e Matilde Bernabei e moglie del direttore generale del ministero dei Beni culturali, Salvo Nastasi». L'elenco è lunghissimo, ci sono 547 mila euro per un progetto intitolato "Archeologia e Sinestesia", curato dall'Istituto per la diffusione delle Scienze naturalì, altri «72 mila all'associazione Mecenate 90» (presidente onorario Gianni Letta, presidente Alain Elkann) per un'indagine conoscitiva sul pubblico, 724 mila all'Università di Tor Vergata «per lo sviluppo di tecnologie sostenibili». Per il progetto multimediale alla Casa di Polibio sarebbero stati spesi 955 mila euro. Oltre 600 mila euro per la mostra "Pompei e il Vesuvio". Al setaccio anche le spese personali del commissario Marcello Fiori: «1.668 euro di nuovi arredi del suo ufficio, 1.700 euro per la divisa del suo autista, 4 mila per una parete attrezzata». L'Espresso registra anche che con l'ingresso di Fiori la struttura commissariale «si è ingrandita passando dai sei a 12 uomini e la percentuale di risorse dedicata alla copertura degli oneri della struttura commissariale passa da «200 mila a 800 mila euro».gallettailsecoloxix.it