Tecnici esterni e consulenti da mesi aspettano che le loro fatture vengano saldate Soffocata dai tagli del governo, la Soprintendenza non paga i lavori Lallarme: "Siamo ormai costretti a trascurare reperti che si stanno deteriorando" Per i soli interventi ordinari servono 380 milioni. Il ministero ne ha stanziati appena 90 Telefonano a decine, tutti i giorni da mesi, in attesa di essere pagati per lavori effettuati due anni fa; il direttore amministrativo, Sarina Scuto, dallaltra parte della cornetta, non sa più che scuse trovare. E di scuse in effetti ce ne sono poche: la soprintendenza ai Beni archeologici della Lombardia non ha più soldi per pagare le fatture dei restauratori e dei manutentori, a fatica Scuto riesce a far saltar fuori qualche migliaio di euro per le bollette della luce della sede a palazzo Litta. La scure del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi si è abbattuta pesantemente su tutte le quattro soprintendenze regionali preposte alla valorizzazione del patrimonio artistico, ma quella dei beni archeologici soffre più di altre. Gli sponsor disdegnano il settore, per loro è meglio investire su un quadro o un monumento. Così Milano e le altre province lombarde, pur zeppe di mura e fori imperiali sommersi, non trovano mecenati per recuperarli. E nemmeno per tenerli in uno stato decente. Per la sola manutenzione ordinaria di siti archeologici, cioè pulizia e falciatura di erbacce, la soprintendenza nel 2010 ha richiesto per tutte le aree lombarde 380mila euro, una cifra in linea con gli anni precedenti. Ma il ministero di Bondi gliene ha attribuiti solo 90mila. Questo vuol dire che parte dei lavori si fanno più in economia, ma soprattutto che chi li ha eseguiti non è stato pagato. Ci sono fatture datate 2009 inevase perché la cassa di quellanno non è mai stata del tutto disponibile. E nel 2010, a fronte di 900mila euro già distribuiti ai fornitori, ce ne sono altrettanti che mancano allappello. «Ci sono fornitori e consulenti che hanno emesso fattura a settembre di questanno e non vedranno un soldo almeno fino alla tarda primavera prossima, se non peggio, - spiega Scuto - ci sono grosse imprese che hanno meno problemi, ma capisco che per ditte piccole, addirittura individuali, si arrivi a minare la sopravvivenza». Ilaria Perticucci e Simona Fiori, restauratrici, tra gli altri incarichi, da oltre dieci anni rimuovono minuziosamente le scritte dei graffitari dalle colonne di San Lorenzo: lavoro delicato perché le colonne sono in pregiato marmo di Musso, non si possono scrostare con detergenti pesanti e solo chi ha esperienza può metterci le mani. E anche le fatture di Perticucci e Fiori attendono. «Lavoriamo per passione, in oltre ventanni di lavoro ho fatto anche tante consulenze gratis pur di non veder rovinare pezzi di storia, è un peccato ridursi così», dice la restauratrice. Gli unici a salvarsi sono i 135 dipendenti assunti, qualche funzionario, i custodi e gli impiegati: i loro stipendi sono assicurati perchè direttamente sul libro paga del ministero del Tesoro. Gli altri annaspano. Intanto, a Milano, si continua a lavorare al recupero del Palazzo imperiale in via Brisa e allo scavo sotto il Policlinico. «Ma restano aree come via Circo o i resti del Foro sotto la biblioteca Ambrosiana- spiega Anna Ceresa Mori, responsabile della soprintendenza per la zona di Milano - che siamo costretti a trascurare».
MILANO - Archeologia, niente soldi per i restauratori
La Soprintendenza ai Beni archeologici della Lombardia non paga i lavori effettuati due anni fa. I tecnici esterni e i consulenti aspettano che le loro fatture vengano saldate. Il ministero ha stanziato solo 90 milioni di euro per la manutenzione ordinaria dei siti archeologici, ma la soprintendenza ha richiesto 380 milioni. I fornitori e i consulenti che hanno emesso fattura aspettano di essere pagati. La soprintendenza è costretta a trascurare i reperti che si deteriorano a causa della mancanza di fondi. I dipendenti assunti sono salvi, ma gli altri lavoratori sono costretti a annaspare.
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