Il filosofo Walter Benjamin scriveva che «l'architettura è un'opera d'arte fruita in condizioni di distrazione». E' passato da allora oltre mezzo secolo e la situazione èradicalmente cambiata. L'architettura è diventata oggetto di attenzione collettiva, gli archistar gareggiano in notorietà con i divi del cinema, le città competono tra di loro per assicurarsi i progettisti di grido e guadagnare così visibilità nel mondo. La gente non è più distratta ed apprezza, pur con estrema varietà di giudizi, la buona architettura e, soprattutto, si accorge immediatamente quando questa manca. Come avviene nella maggior parte delle città pugliesi. Bari, in quanto capoluogo, ha facilmente conquistato il primato anche in questa assenza di qualità progettuale. La bellezza la si deve ancora cercare negli edifici e nelle piazze del passato storico o in straordinari paesaggi che, malgrado continui sforzi, non siamo ancora riusciti a distruggere. Di chi la colpa? Non sarebbe corretto fare dei progettisti l'unico capro espiatorio anche perché questi, in genere, fanno ciò che il committente chiede anche se, forse, potrebbero ogni tanto fare qualcosa di più che offrire la cubatura richiesta, sfiorando i limiti fissati dalla legge e dalla decenza. Lo sguardo va rivolto altrove. L'architettura di qualità, ed a maggior ragion la grande architettura, viene promossa o dal soggetto pubblico o dalla grande corporation privata. A Milano, solo per fare un esempio, grandi pezzi di architettura contemporanea sono il Pirellone di Giò Ponti e la Mondadori di Oscar Niemayer. Sempre per esempio e restando in Italia, complessivamente povera di grande architettura contemporanea, è stata la mano pubblica a chiamare Botta a Rovereto per un museo, Piano a Roma per un auditorium, Calatrava a Venezia per un ponte. Non si tratta solo di pezzi unici di grande qualità ma degli esempi con cui la progettualità locale deve misurarsi. A Bari, tranne il grande stadio fisicamente e simbolicamente lontano dalla città, di grande architettura non c'è molto. Nessuno sembra, però, preoccuparsene anche se ogni tanto appaiono idee estemporanee come l'istituzione di una sorta di commissario-giudice della bellezza. Proposta ispirata al «Proto», arbitro cinquecentesco delle architetture veneziane, ufficio che era però - vale ricordarlo - affidato al Sansovino. Esempi di tale disattenzione istituzionale ce ne sono molti. Nel lungo dibattito sulla Cittadella della giustizia si è detto di tutto tranne che il progetto architettonico era di una banalità sconcertante. La riqualificazione di Punta Perotti poteva costituire l'occasione per dotare la città di un nuovo fronte mare di grande qualità architettonica. La scorciatoia del prato ha soddisfatto tutti e di proposte si sono viste solo quelle, poco convincenti, prodotte da giovani progettisti universitari. Lo stesso campus dell' Università e del Politecnico sembra più destinato ad ospitare geometri che futuri architetti. Ha poco senso, perciò, prendersela solo con i progettisti. E' il sonno delle istituzioni che fa brutta una città.
ARCHITETTURA E LE ISTITUZIONI
Il testo discute l'assenza di qualità architettonica nella città di Bari. Il filosofo Walter Benjamin aveva scritto che l'architettura è un'opera d'arte fruita in condizioni di distrazione, ma oggi la situazione è cambiata e la gente apprezza la buona architettura. Tuttavia, la città di Bari non ha una grande architettura contemporanea e la mancanza di qualità progettuale è evidente. Il testo sostiene che la colpa non sia solo dei progettisti, ma anche delle istituzioni che non promuovono la grande architettura. Esempi di questo sono la Cittadella della giustizia e la riqualificazione di Punta Perotti, che hanno ricevuto proposte poco convincenti.
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