«II tesoro degli italiani», ovvero il 70 per cento delle opere d'arte esistenti nel mondo raggruppate in un solo paese, il nostro. Come tutelarle, anzi, come valorizzare «un patrimonio che tutti ci invidiano»? L'ha spiegato il ministro per i Beni Culturali, Giuliano Urbani, in m libro: 138 pagine edite da Mondadori Ieri il volume è stato presentato all'Unione Industriale di Torino, dallo stesso Urbani, ospite del presidente degli imprenditori, Andrea Pininfarina, e del presidente della Fondazione Bosselli, Riccardo Viale, in un dibattito moderato dal giornalista Alaia Elkann. Ad accogliere ìì ministro, oltre ad artisti come lo scultore Ezio Gribaudo e docenti universitari, il presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, e il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, il presidente della Toro, Gabriele Calateli, il nipote di Agnelli, Lapo Elkann. «Ritornare in questa città - ha detto "Urbani - perla prima volta dopo la scomparsa di Giovanni Agnelli, per me è un'emozione forte. Come immaginarla senza l'Avvocato? Un grande che ha dato tanto al paese, e anche a me». Poi una promessa: «Entro fine anno presenteremo, su delega del Parlamento, una nuova codificazione del patrimonio culturale e un progetto di riforma del ministero». Quindi il discorso sul libro, su un insieme di Beni che «hanno offerto all'Italia un'immensa notorietà nel mando». «Più di tutto il resto, perché si tratta di un complesse di opere d'arte che hanno mostrate al pianeta come viviamo, consentendo, con un escursus sul passato, di capire quale sarà il nostro futuro». Musei, monumenti, dipinti, sculture, aFFreschi nei quali, a giudizio del ministro «c'è la linfa vitale dell'Italia contemporanea». Per i quali, nei 50 anni trascorsi, c'è stata «un'attenzione troppo scarsa». Adesso il governo tenta di recuperare. «Ma non basta», afferma Urbani. «Per creare un sistema sufficiente - spiega - sono indispensabili investimenti. Rispetto al Pii in questo settore spendiamo una percentuale ridicolmente bassa. È necessario fare di più, chiamando a raccolta tutte le risorse disponibili, pubbliche e private», In tema, dopo i saluti di Andrea Pininfarina e di Riccardo Viale, il presidente della Regione Piemonte, Enzo Ghigo, ha spezzato una lancia a favore del «coordinamento centrale dei Beni culturali». Settore che, per legge, dovrebbe passare alle Regioni. «Ma non tutte - ha osservato Ghigo - hanno il necessario senso di responsabilità per tutelare il patrimonio come si dovrebbe».